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Polizia Penitenziaria: continua domani a Bologna la protesta contro le scelte del Governo e l'immobilismo del Ministro Alfano. Comunicato stampa di Mauro Beschi, Segretario Nazionale FP CGIL e Francesco Quinti, Coordinatore Nazionale Polizia Penitenziaria


CONTINUA DOMANI A BOLOGNA LA PROTESTA DELLA POLIZIA PENITENZIARIA CHE MANIFESTA CONTRO LE SCELTE DEL GOVERNO E L'IMMOBILISMO DEL MINISTRO ALFANO!

Come previsto dal programma deliberato dalle segreterie nazionali delle organizzazioni sindacali della Polizia Penitenziaria, domani saranno centinaia i poliziotti che raggiungeranno Bologna dalle regioni Toscana, Emilia Romagna e Marche per rendere pubblico davanti al carcere della "Dozza", come già a Milano la scorsa settimana, tutto il malcontento e il fortissimo disagio lavorativo avvertito dal personale di Polizia Penitenziaria che opera negli istituti penitenziari, come se non bastasse anche costretto a prendere atto del mancato pagamento degli emolumenti accessori maturati per l'espletamento dei carichi di lavoro straordinari, degli aumenti contrattuali già percepiti dalle altre forze di Polizia e della pressoché generalizzata inesigibilità dei diritti costituzionali e contrattuali previsti dalla normativa vigente (risposi settimanali, ferie ecc.).

L'insostenibile, pessima e prolungata condizione lavorativa a cui vengono giornalmente costretti i poliziotti penitenziari - nel silenzio clamorosamente assordante delle istituzioni democratiche del Paese - altro a nostro giudizio non è che la conseguenza dall'immobilismo fin qui palesato dal ministro della giustizia Alfano sulle politiche penitenziarie e del personale (ad oggi circa 5.000 poliziotti penitenziari in meno, altre migliaia destinati a compiti non prioritari), oltre che dell'inumano sovraffollamento imposto alle strutture penitenziarie - giunto ormai alla soglia delle 64.000 presenze, dato mai raggiunto dal 1946 ad oggi -; un dato determinato sia dall'assenza di adeguate misure strutturali di sostegno al sistema, che dalle discutibili scelte fin qui praticate dall'attuale governo con le politiche sulla sicurezza, da ultimo con l'introduzione del reato di clandestinità nel pacchetto sicurezza approvato dal Senato, che finirà presto per far implodere definitivamente il sistema carcere.

In tutte le regioni - e in particolare nell'Emilia Romagna - v'è una grande carenza di personale, mentre il numero della presenza di detenuti risulta più del doppio di quello consentito e, seguendo l'indice di sovraffollamento che registra un trend di aumento di circa 1.200 unità al mese, nel giro di due anni saranno toccate le 100mila presenze! Una follia.

Da parte del ministro e del governo non c'è alcuna prospettiva di soluzione per l'immediato, non un programma o una indicazione per cominciare ad affrontare l'emergenza penitenziaria oggi, solo carcere e carcere; tutto viene rimandato ai prossimi tre/cinque anni, come se il famoso/lacunoso piano carceri che viene da più parti - sempre le stesse - reiteratamente evocato, fosse la panacea di tutti i mali del sistema.

E intanto, mentre aumentano a dismisura le aggressioni al personale, il rischio che da più parti comincia ad essere sempre più avvertito tra gli addetti ai lavori è dietro l'angolo, e si chiama ingovernabilità del sistema: con tutte le conseguenze del caso e le responsabilità che ne derivano per chi poteva e non ha saputo/voluto intervenire.

Roma, 7 luglio 2009

 
 
 
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