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Comunicato

 

 
Ministro Tremonti: un lusso, una roba che non possiamo permetterci



In questa calda estate in cui il dibattito e i temi della politica sono stati di uno squallore e di un livello che definire mediocre è il minimo che si possa fare, qualche sera fa abbiamo dovuto fare i conti con un'ultima "perla" del SuperMinistro Tremonti nel corso di una manifestazione della Lega in Provincia di Bergamo.
Se abbiamo ritenute squallide le notizie che hanno trovato spazio, in questi giorni, nelle prime pagine di tutti i quotidiani e televisioni italiani - dagli scambi di accuse piene di insulti fra componenti della maggioranza di Governo alle colorite affermazioni di Bossi in canottiera "padana", dai continui strappi istituzionali di esponenti del Centrodestra nei confronti del Capo dello Stato fino alla stucchevole vicenda dell'acquisto e del relativo arredo dell'immobile di Montecarlo (tutte questioni molto vicine ai problemi reali della gente comune ...???) - certamente di ben altro valore e gravità è quanto affermato dal Ministro Tremonti.
Dall'alto del suo smisurato egocentrismo e con quel tono "cattedratico" che caratterizza ogni suo intervento, ha pensato bene di definire la legge 626 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro "un lusso, una roba che non possiamo permetterci". Affermazione non solo gravissima, e già il termine "roba" fa capire quale dignità ha quella legge per il Ministro, ma oltremodo cinica e intempestiva visto che nella stessa giornata erano accaduti gravissimi incidenti sul lavoro che sono costati la vita a tre lavoratori e il ferimento di altri.
L'intervento è tanto più inquietante perchè oltre a non riconoscere che attraverso le norme contenute nella legge 626 negli ultimi anni c'è stata, pur tenendo conto della riduzione degli occupati a causa della crisi economica, una costante riduzione degli infortuni e dei morti nei luoghi di lavoro, individua in questa normativa una delle cause che contribuiscono a frenare lo sviluppo delle aziende, facendo riferimento ai suoi "adempimenti burocratici".
Viene avvalorato, secondo noi in maniera indecente, un principio secondo il quale la sicurezza, l'incolumità e la vita dei lavoratori nelle aziende debbano essere subordinate alle esigenze dell'economia e delle imprese.
Sta passando una filosofia attraverso la quale si identifica nel lavoro l'unico valore mentre i diritti e la dignità dei lavoratori non sono altro che retaggio di un vecchio mondo, una vecchia cultura oramai fuori dal tempo e non in linea con le esigenze di un'economia globalizzata.
In poche parole, per essere competitivi sul mercato globale bisogna colpire drasticamente tutele, diritti e salari dei lavoratori cercando di allineare così il costo del lavoro quanto più possibile a quello dei Paesi emergenti (Cina, Asia, ecc.) che, secondo il pensiero "liberale" ricorrente, proprio per il loro basso costo di produzione hanno livelli di crescita eccezionali.
Tornando all'intervento del Ministro Tremonti, bene ha fatto il Presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza dell'Inail a prendere duramente posizione contro quelle affermazioni definendo le morti sul lavoro, quelle sì, un lusso inaccettabile.
E' una filosofia non molto diversa da ciò che è presente nella vertenza FIAT.
Anche in quella realtà si stanno modificando i termini di una corretta dialettica nelle relazioni industriali. Si sta ipotizzando, ed è quello che probabilmente avverrà intanto a Pomigliano, di disdettare il CCNL dei Metalmeccanici per applicarne, in deroga, un altro - specifico per il settore auto - alle condizioni dettate, di fatto, unilateralmente dall'azienda dove, in nome della competitività e della produttività della Fiat, si riducono pesantemente anche diritti costituzionalmente garantiti. Cercare di contrapporre, in una drammatica alternativa, lavoro e diritti non crediamo rappresenti la soluzione a problemi che, invece, vanno affrontati ribaltandone completamente l'approccio. Non basta camuffare questa operazione sotto lo slogan di un nuovo "Patto sociale" oppure enunciare che oggi, al mutare veloce delle condizioni socio-economiche, non c'è più lotta di classe, così come ha fatto Marchionne al Meeting di Rimini per capire che invece è in atto un profondo attacco ai soggetti più deboli della società su cui viene scaricato il peso più pesante della crisi di questa economia globalizzata. Come si può parlare di nuovo Patto sociale se aumenta sempre più il divario fra chi è ricco e chi è povero e come si può negare una lotta di classe quando l'Amministratore delegato della Fiat Marchionne guadagna 435 volte in più di un operaio della stessa azienda?
Riequilibrare queste disuguaglianze e garantire i diritti sono le sfide da affrontare; questo è un impegno che ci coinvolge tutti se vogliamo provare a consegnare alle nuove generazioni una società più giusta, più equa e quindi più libera e democratica.

Roma, 31 agosto 2010


IL COORDINATORE NAZIONALE
FP CGIL INAIL
Roberto Morelli


 
 


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