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Articolo pubblicato su Rassegna Sindacale

 
UN'INTESA POSITIVA
 
 
 
Il 24 settembre scorso la Fp Cgil Difesa ha siglato un'ipotesi di contratto integrativo che, in applicazione del Ccnl 2006-2009, definisce il nuovo sistema di classificazione del personale e le progressioni economiche all'interno delle aree. Progressioni che interessano quasi 22 mila dipendenti civili (su complessivi 33 mila), la cui retribuzione media, dopo 25 anni di servizio, è di 1.300 euro mensili. È bene ricordare - per far comprendere a tutti la particolarità del ministero della Difesa - che questo dicastero è l'unico nel panorama dei lavoratori pubblici ad aver mantenuto un settore industriale (Arsenali militari, poli dell'Esercito, stabilimenti dell'Agenzia industria difesa), seppur con grandi difficoltà per mancanza di investimenti e blocco del turn over. Tutto il personale civile della Difesa (compresi gli ex operai), a seguito della privatizzazione del rapporto di lavoro, e dopo che il contratto collettivo aveva definito le linee generali, mediante la contrattazione decentrata integrativa ha ottenuto un sistema di classificazione per le diverse professionalità esistenti (tecnici, amministrativi, sanitari, giudiziari ecc.).
Le trattative che hanno condotto all'ipotesi di accordo iniziano nell'aprile scorso. E su di esse si "abbattono" diverse novità: la cosiddetta "riforma Brunetta" che, tra le altre cose, non consente il passaggio tra aree e stravolge l'organizzazione del lavoro affidandola ai dirigenti e non più alla contrattazione; il blocco del rinnovo dei contratti voluto da Tremonti, che di fatto interviene anche nelle dinamiche retributive della contrattazione collettiva, intervento che, a propria volta, si riversa sulla contrattazione decentrata integrativa (frutto della rappresentanza tra gli eletti nelle Rsu e gli iscritti alle organizzazioni sindacali). In estate infine, il governo, mediante l'apposizione di rilievi all'ipotesi di accordo emanati dai ministeri dell'Economia e della Pubblica amministrazione, costringe le organizzazioni sindacali e l'amministrazione della Difesa a riformulare l'ipotesi di accordo, in particolare riguardo i temi della flessibilità tra profili e dei criteri di valutazione.
In questo contesto, nell'ambito dei Coordinamenti nazionali di Cgil-Cisl-Uil, con la tenuta di un buon rapporto unitario (che tiene conto delle nostre posizioni), la Fp Cgil Difesa ha mantenuto come punto base la contrattazione, al fine di ottenere la valorizzazione professionale e una rivalutazione delle buste paga dei lavoratori civili. Lavoratori che, per troppo tempo, non hanno ottenuto il giusto riconoscimento per l'attività lavorativa a supporto dello strumento militare.
Sono quindi queste le ragioni per le quali abbiamo sottoscritto l'ipotesi di accordo, rimarcando la nostra contrarietà alla "riforma Brunetta" prima e alla manovra finanziaria dopo, che con l'intervento legislativo nella disciplina del rapporto di lavoro pubblico blocca le retribuzioni (2011-2013) e quindi la contrattazione collettiva, riducendo quello che con la contrattazione è sempre stato un confronto dialettico tra le parti a una decisione unilaterale.

Noemi Manca, coordinatrice nazionale Fp Cgil Difesa

 
 
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