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Dimissioni di Micheli dalla Civit, Brunetta ha sbagliato

 
P.A.: MICHELI, LASCIO CIVIT PERCHE' NON E' INDIPENDENTE =
RIFORMA NON SI FA CON MAGISTRATI, BRUNETTA CORAGGIOSO MA HA
SBAGLIATO

Roma, 15 gen. (Adnkronos) - Ha rassegnato le proprie dimissioni
dopo appena un anno dal suo incarico Pietro Micheli, tra i cinque
commissari della Civit, la Commissione indipendente per la
Valutazione, la Trasparenza e l'Integrita' delle amministrazioni
pubbliche, istituita ad ottobre 2009 e operativa da dicembre 2009.
L'organismo presieduto da Antonio Martone e fortemente voluto dal
ministro Renato Brunetta, "cosi' come e' non puo' portare avanti la
riforma della pubblica amministrazione e allora lascio" ha spiegato
Micheli raggiunto telefonicamente dall'ADNKRONOS in Gran Bretagna,
dove e' tornato e dove riprendera' a lavorare come docente di
Misurazione e valutazione delle performance presso il Centre for
Business Performance alla Cranfield School of Management. In Gran
Bretagana Micheli ha svolto anche attivita' di consulenza in questa
materia per il governo inglese. Incarichi che aveva lasciato per la
Civit.

I motivi principali dell'addio di Micheli, che giovedi' scorso
si e' dimesso e il giorno dopo ha inviato una lettera a Brunetta per
informarlo della sua decisione, sono la mancanza di autonomia della
Civit, l'inadueguatezza dell'incarico affidato ad alcuni membri che
sono magistrati e la sovrapposizione di compiti svolti dalla
commissione rispetto ad altri organismi pubblici.

"In Italia la pubblica amministrazione e' dominata da una
prospettiva giuridica e questo crea molti problemi - afferma Micheli -
non si possono affidare progetti manageriali a dei magistrati. Mi
riferisco al presidente Martone e a Filippo Patroni Griffi. Li stimo
entrambi ma sono esperti di diritto amministrativo, vengono da un
ambiente diverso che mastica poco la materia manageriale, non sono
adatti per riformare la pubblica amministrazione". Inoltre, per
Micheli, "la Civit non ha alcuna indipendenza dalla politica (ne' su
come usare le risorse, ne' su chi assumere ne' su che progetti portare
avanti) e spesso entra in conflitto di competenze con altri attori
pubblici come la Ragioneria Generale dello stato, il ministero
dell'Economia, eccetera".
 
Tuttavia Micheli, la cui candidatura venne
sponsorizzata dal giuslavorista Pietro Ichino, apprezza la "scelta
coraggiosa di Brunetta di tentare la riforma della pubblica
amministrazione che e' prioritaria in Italia" e si augura che la Civit
vada avanti ma "in modo diverso".

Quanto alla riforma Brunetta, l'esperto solleva una critica
sulle fasce di merito. "Il ruolo del manager pubblico deve cambiare,
non deve essere un burocrate. Brunetta ha ingessato il sistema con le
fasce di merito che sottraggono la possibilita' ai manager pubblici di
valutare i dipendenti in maniera autonoma. Ad esempio - spiega Micheli
- se io devo valutarne 2 bravi, 4 medi e 2 scarsi non ho la
possibilita' di esprimere un giudizio piu' libero, magari sono tutti
bravi o tutti negligenti. Insomma c'e' poca liberta'".

Micheli comunque lascia a malincuore l'icarico alla Civit che
sarebbe durato sei anni e uno stipendio da 150mila euro l'anno visto
che in Inghilterra sara' pagato il 40% in meno. Ma "lo stipendio non
conta. La Civit mi ha deluso", conclude laconico.



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