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Comunicato

 
 
PIANO DELLA PERFORMANCE: 192 pagine di nulla

 

La migliore tradizione dei sindacati che fanno gli accordi separati non si smentisce neppure all'Inpdap, dove un documento sul Piano della Performance, elaborato per essere unitario, finisce, all'indomani del 4 febbraio u.s., per non poter essere più pubblicato perché, di fatto, contraddice il pensiero su cui a livello nazionale quegli stessi sindacati stanno puntando per far digerire ai lavoratori l'accordo del 4 febbraio.

La Cgil, al contrario, riamane della stessa opinione contenuta nel documento che sarebbe dovuto uscire unitariamente: l'incontro farsa del 31 gennaio ha evidenziato come" il Piano della Performance è e rimanga un atto unilaterale dell'Amministrazione che non ha costituito oggetto di condivisione né di alcuna presa d'atto da parte delle OO.SS."

In più, poi, la Cgil ritiene che nel documento, sommariamente presentato, l'Amministrazione confonda gli obiettivi del Piano della Performance con la programmazione interna all'Istituto, scopiazzando gli annuali piani di azione e di produzione,che fino all'anno scorso erano redatti dalle sedi.
Ciò non è ben chiaro se è avvenuto premeditatamente allo scopo di imporre obiettivi produttivi dall'alto o più semplicemente allo scopo di sottrarre alle relazioni sindacali anche la consultazione sulla programmazione, più e sempre meglio di quanto previsto nella riforma Brunetta.

Fatto sta che rispetto ai livelli di produzione realizzati, tutte le sedi verranno rapportate ad un indice nazionale che, anche qui , non si capisce di quali e quante variabili dovrà tener conto per poter essere un indicatore significativo per le molteplici, svariate e diversissime realtà territoriali di cui l'Istituto è provvisto.

Chicca finale è, poi, l'idea di usare lo strumento del benchmarking con lo scopo, più che convinto, di misurare prodotti e servizi offerti mettendo a confronto le varie sedi INPDAP d'Italia.
La Cgil, chiaramente, ha fatto presente che il benchmarking ha un senso nella concorrenza , per il miglioramento e la crescita, perché mette a confronto i prodotti e i servizi di un'azienda con i prodotti e i servizi delle altre aziende che agiscono nello stesso settore.
E, quindi, oltre a non considerare opportuno l'avventato adeguamento di un concetto di marketing aziendale ad un Ente pubblico che agisce, per la sua stessa esistenza, in regime di monopolio nelle attività che sviluppa, la Cgil ha fatto presente che l'uso "interno" della competizione tra le sedi non è destinato a produrre alcun risultato di crescita, ma solo a peggiorare il clima tra le persone.

Ovviamente, però,tutte queste riflessioni sono state come parole al vento: l'incontro è stato una farsa e il Piano era stato già adottato e pubblicato su intranet, in perfetta coerenza con la riforma Brunetta...ma questo le OO.SS. che firmano gli accordi separati evidentemente non possono più dirlo!

Roma 21/2/2011
 

Il Coordinatore Nazionale
FPCGIL Inpdap
Marinella Perrini

 
 
 

 
 


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