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La Presidenza del Consiglio dei Ministri caccia i disabili dalla Protezione Civile - Comunicato di Antonio Crispi Segretario nazionale FP CGIL


La Presidenza del Consiglio dei Ministri (PCM) mette sulla strada dieci lavoratori disabili che da sette anni collaborano con il Dipartimento della Protezione Civile (DPC) e lo fa con un secco comunicato di cessazione della Convenzione inviato alla cooperativa Europe Consulting di cui i lavoratori disabili sono soci.

Buttati in mezzo alla strada perché la Presidenza del Consiglio dei Ministri, luogo di abbondanti assunzioni di figli di dirigenti e non sempre necessari contratti fatti agli amici, ai parenti, agli amici degli amici, agli affiliati, non riesce a trovare la favolosa cifra di circa 125.000 euro, quando il salario annuale di un dirigente a contratto (contratto di cui sopra), è di circa 145.000 di euro.

Apprezziamo quanto il Capo del DPC ha inteso fare fin qui rispetto a questa situazione dei lavoratori disabili, e al quale chiediamo un incontro urgente per risolvere il problema e dare una risposta certa a questi meravigliosi lavoratori utilizzando, magari, le stesse procedure straordinarie che sono state altrove utilizzate e per motivi non certo uguali a questi e di pari gravità come la difesa del posto di lavoro. Un provvedimento urgente (si fa per altri...) che, nelle more di attivare la convenzione "abili a proteggere" promossa dallo stesso Dipartimento e promessa ai lavoratori disabili, consenta a questi ultimi di non essere licenziati.

Allo stesso Capo Dipartimento che ha ribadito, giustamente di attenersi e applicare le leggi, chiediamo come mai, la legge 68/99, risulta essere - quella e proprio quella- disapplicata presso il Dipartimento della Protezione Civile.

Stiamo parlando di lavoratori disabili che sono necessari al DPC sia per la buona continuità del servizio che hanno svolto fin qui, sia perché si occupano di un attività particolarmente sentita e apprezzata dal Dipartimento stesso e da tutto il mondo della Protezione Civile: occuparsi di supplire alle mancanze della società per aiutare cittadini diversamente abili coinvolti nei terremoti, alluvioni e altre calamità. Un lavoro indispensabile, un servizio che lo Stato deve offrire a questa categoria di cittadini più volta aggredita e umiliata dal Governo attuale ormai moribondo.

In tutto questo non sfugge alla CGIL che recentemente il DPC è sotto attacco da parte di chi per lunghi dieci anni ha scelto il silenzio complice e ora limita eccessivamente (e forse pretestuosamente) la necessaria operatività del Dipartimento con l'emanazione del mille proroghe oppure critica il Capo Dipartimento quando sostiene cose giuste sia quando le dice sbagliate (e le dice). Così come non sfugge che la Presidenza del Consiglio dei Ministri si scopre improvvisamente "legalista" e impedisce la permanenza presso il DPC di qualificati lavoratori disabili. Messi insieme tutti questi tasselli sembrano corrispondere ad un preciso disegno politico: liquidare il DPC cominciando dalla categorie più deboli, proteggendo invece i soliti noti. Grave, in tutti questi casi, è la responsabilità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, forse il vero mandante!

Roma 31 maggio 2011

 
 


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