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Medici colpiti altre otto volte dalla manovra di agosto 2011, necessaria grande mobilitazione. Il testo del DL 138/2011

La manovra di ferragosto colpisce per ben altre otto volte i medici pubblici, ai quali con le precedenti manovre già sono stati bloccati turn over, contratti e retribuzioni fino al 2014 in una sanità pubblica sempre più impoverita.
In primis ci sono l'odioso differimento del TFR da 6 mesi a due anni dopo tutta una vita lavorativa per il servizio pubblico e il cinico differimento della tredicesima in tre rate annue (posticipate e senza interessi) se l'ospedale non raggiunge gli obbiettivi di risparmio, con possibili conflitti tra esigenze economiche e cure per i cittadini.
Tra le pieghe del decreto legge si scopre l'estensione fino al 2014 della possibilità di rottamazione unilaterale da parte dell'azienda per chi ha 40 anni di contributi compresi i riscatti ( prevista dalla legge 133 del 2008 solo fino al 31 dicembre 2011). Spunta la possibilità di trasferimento nell'ambito regionale in sedi diverse in riferimento a piani di razionalizzazione che si traduce in particolare nelle regioni sottoposte ai piani di rientro in una mobilità forzata.
Si introduce l'illecito disciplinare in caso di violazione dell'obbligo di formazione continua quando gli specifici fondi per il servizio pubblico sono stati dimezzati con le precedenti manovre. Si impone l'obbligo dell'assicurazione mentre la legge sul rischio clinico che lo prevede per le strutture pubbliche e private, nonostante le promesse del Ministro della Salute Prof. Ferruccio Fazio, è ferma da oltre due anni al Senato.
L'accanimento continua con il mancato riconoscimento dell'incarico assunto negli ultimi tre anni di lavoro ai fini della liquidazione e come base per la pensione, e con la soppressione o l'accorpamento con la domenica delle festività non religiose, con minori riposi e indennità.
Un ultima beffa sarebbe la soppressione del contributo di solidarietà dalla manovra di ferragosto lasciandolo vigente solo per il pubblico impiego.
Più in generale il taglio di 6 mld agli enti locali si tradurrà inevitabilmente in una drastica riduzione dei servizi sociali costringendo i cittadini più fragili - dai non autosufficienti ai portatori di handicap, da chi sofferenti di disturbi psichiatrici ai disabili - a rivolgersi maggiormente ai medici, che già dovranno operare con minori risorse stante il precedente taglio alla sanità di 8 mld, non ricucito da questa manovra.
Tutti i sindacati medici già a luglio unitariamente hanno proclamato lo stato di agitazione, adesso è ancor più necessaria una grande mobilitazione.



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