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Manovra: i medici pagano con altre 6 norme ingiuste. Il 13 ottobre tutti a Roma. Leggi i testi.

 
La conversione in legge della manovra - pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 14 settembre 2011 - rende operative 6 nuove norme penalizzanti per i medici pubblici, rimaste nonostante le vittorie ottenute con la nostra protesta.
Viene prorogata fino al 2014 la possibilità di rottamazione unilaterale da parte delle aziende per chi ha 40 anni di contributi, compresi i riscatti.
A partire dal 2012 chi va in pensione per dimissioni o decadenza (all'ottenimento dei requisiti di anzianità) percepirà la liquidazione dopo 24 mesi dalla data di cessazione del servizio. Chi invece va in pensione per il raggiungimento dei limiti di età o di servizio (pensione di vecchiaia) dovrà aspettare 6 mesi. Si "salva" solo chi va in pensione per inabilità o decede.
I medici pubblici possono essere trasferiti in ambito regionale per motivate esigenze e sulla base di criteri aziendali, con la sola informazione preventiva in attesa della stipula dei contratti.
E' stato reintrodotto il prelievo forzoso del 5% sulle retribuzioni oltre i 90mila euro e del 10% oltre i 150mila, ma per i soli dirigenti pubblici. A parità di retribuzione un medico pubblico subisce una decurtazione, uno privato no. Per tutti gli altri il contributo di solidarietà (deducibile) scatta solo oltre i 300mila euro di reddito.
Entro un anno l'ordinamento professionale dovrà prevedere l'illecito disciplinare in caso di violazione dell'obbligo di formazione continua (quando con le precedenti manovre i fondi sono stati tagliati del 50%) e il dovere di stipulare idonea assicurazione per i rischi professionali. Invece il Ddl sul rischio clinico che prevede l'obbligo dell'assicurazione per le strutture sanitarie pubbliche e private è fermo dal 2009 al Senato.

"Grazie all'opposizione in primo luogo dei medici - ha dichiarato Massimo Cozza, segretario nazionale FPCGIL Medici - abbiamo fatto cancellare l'odiosa proposta del Ministro Sacconi sui riscatti ai fini della pensioni di anzianità. Insieme a tutto il mondo del lavoro abbiamo ottenuto il mantenimento delle feste laiche e storiche del 25 Aprile, del 1 Maggio e del 2 Giugno e abbiamo fatto saltare il differimento della tredicesima se l'azienda non raggiunge gli obbiettivi di risparmio."
"Sono però rimaste sei norme ingiuste - ha concluso Cozza - che sommate a quelle delle precedenti manovre, blocco dei contratti e delle retribuzioni, tagli e superticket, rappresentano un quadro devastante contro il quale è fondamentale per la categoria riprendere la mobilitazione unitaria a partire dalla manifestazione nazionale del 13 ottobre a Roma".



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  1. RT @cgilnazionale: La scomparsa di #Camilleri lascia un grande vuoto di passione civile. La sua vita e il lavoro sono sempre stati testimonâ... 6 ore fa 17/07/2019 12:42 1151442162745262080
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