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IL PUNTO DELLA SITUAZIONE SUL CCIE 2011

 

COMUNICATO 



Dopo tutte le informazioni e disinformazioni che si sono succedute in questi giorni sul CCIE 2011, è necessario fare il punto della situazione sugli effetti che questo contratto potrebbe produrre e sulle motivazioni che portano la CGIL a chiedere il ritiro della firma a chi lo ha siglato.
Innanzitutto è indispensabile chiarire che per la CGIL, al contrario di quanto sostiene l'Amministrazione, le migliori condizioni per i lavoratori non possono realizzarsi se manca il consenso dei lavoratori stessi. E' fuori di senno un'Amministrazione che sostiene di "fare il bene dei lavoratori" senza aprirsi al confronto democratico su nessuno dei temi che li riguardano e anzi, peggio, stringendo accordi in cui il "massimo consenso possibile" si realizza con una sparuta minoranza di compiacenti.
In questo modo si calpesta la dignità dei lavoratori in perfetto stile ventennio, altro che farne gli interessi!
Su un argomento come la valutazione, ficcato di prepotenza in questo CCIE, la partecipazione non è solo un diritto per i lavoratori (e per chi, come la CGIL, fa della garanzia e della tutela dei diritti un caposaldo della sua azione), ma un dovere per un'Amministrazione degna di questo nome, che dovrebbe gestire uomini, strumenti e risorse finanziarie nell'interesse comune e non come un feudo personale solamente per mantenere e conservare privilegi e posizioni di potere.
Nessuna fiducia può essere accordata dalla CGIL all'applicazione equilibrata, oggettiva e rigorosa di un sistema che neppure tra i dirigenti trova pieno consenso e che si ripercuote senza giustificazioni sulla vita e sulla carriera dei lavoratori.
Anche sugli obiettivi programmati e imposti nel contratto bisogna finirla con un'azione autoreferenziale dell'Amministrazione, che sta portando al fallimento dell'Istituto.
Se ci sono grandi manovre politiche su accorpamenti e/o fusioni dell'INPDAP, questo è dovuto esclusivamente all'incapacità di questa Amministrazione di rappresentare un interlocutore autorevole della politica sulle questioni previdenziali del Pubblico Impiego.
Pompose slide, piani industriali e performance, rabberciate e continue riorganizzazioni, che nelle sedi si susseguono a favore della clientela di turno, non rendono più credibili strategie ed obiettivi frutto solo di anacronistiche posizioni di forza e di sedicente difesa dell'autonomia dirigenziale, non legate alle reali esigenze dell'utenza ed alle effettive capacità produttive.
Con la firma di questo contratto il sistema previdenziale pubblico, l'Istituto ed i lavoratori perdono l'opportunità di un effettivo cambiamento e di una prospettiva per un futuro migliore.
E' per questo che la CGIL, insieme ai lavoratori e con le RSU, chiede alla CISL l'immediato ritiro della firma sulla bozza di questo contratto.
 
Roma, 16 novembre 2011      
 
                             Il Coordinatore Nazione FP Cgil INPDAP
                                              Marinella Perrini
 

 
 
 


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