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Lettera al Ministro della Giustizia, Paola Severino

   Roma, 25 gennaio 2012
 

 

                                                                           Alla Ministra della Giustizia
                                                                           Avv. Prof. Paola Severino 
 


 
 Le problematiche emerse nel corso dell'incontro avuto con i vertici dell'amministrazione penitenziaria lo scorso 13 gennaio, riguardante  "le dotazioni organiche e le problematiche degli uffici di esecuzione penale esterna", rappresentano per questa Organizzazione Sindacale un elemento di forte preoccupazione perché intervengono in termini negativi sul mandato istituzionale del sistema penitenziario e più complessivamente su quello dell'esecuzione penale intra ed extramuraria già fortemente in crisi.
 Ci riferiamo nello specifico alle criticità determinate dai tagli all'organico del personale penitenziario imposti dalle manovre finanziarie che si sono succedute, che hanno comportato fino ad oggi, in ultimo con la L.148/2011, una riduzione complessiva di organico (dirigenti, funzionari e tecnico-amministrativi) di circa il 30%.
 Tali scelte risultano devastanti per il settore e per il mandato istituzionale di riferimento con ricadute negative in termini di efficienza nell'operatività dei servizi e nell'assetto organizzativo degli istituti penitenziari e degli uffici di esecuzione penale esterna che risultano carenti non solo di personale socio-educativo ed amministrativo  ma anche di dirigenti responsabili di sede.
 Il blocco delle assunzioni e i tagli al personale ed alle risorse economiche di questi ultimi anni hanno condannato il sistema penitenziario ad una pericolosa involuzione e hanno concorso a far saltare tutte le priorità, hanno azzerato i processi evolutivi e condotto l'Amministrazione in una profonda crisi economica e strutturale, mortificando e svuotando d'ogni dignità le qualità e le capacità professionali dei pochi lavoratori impegnati nel sistema dell'esecuzione penale, intra ed extramuraria.
 Una situazione drammatica che rappresenta l'altra faccia dell'emergenza delle carceri: quella dei lavoratori penitenziari, professionalità specialistiche impegnate con notevoli difficoltà nell'espletamento di quei compiti istituzionali finalizzati ad ottemperare quanto sancito dall'art.27  della costituzione cui fa riferimento la legge di riforma penitenziaria 354/75
 Eppure, nonostante sia stato rappresentato più volte da questa Organizzazione che le professionalità penitenziarie tutte, pur con diverse funzioni operative siano esse afferenti alla sicurezza o al trattamento, concorrono in sinergia allo stesso obiettivo istituzionale, constatiamo la persistenza di  scelte  parziali che se per un verso sottendono la scarsa conoscenza del contesto dall'altro evidenziano una idea di carcere e di detenzione fondata su aspetti prettamente securitari e deterrenti.
 E' in questa ottica che leggiamo incoerenza e contraddizione tra gli esplicitati intenti normativi e strutturali recentemente emanati, nel D.lgs.211/2011 per fronteggiare l'emergenza penitenziaria, e le disposizioni che confermano, invece, i tagli agli organici del personale penitenziario in questione. 
 Abbiamo accolto fin da subito con favore alcune delle sue dichiarazioni d'intenti per fronteggiare la drammatica situazione del sistema detentivo che hanno riguardato "la messa alla prova" ed alcune forme di depenalizzazione nonché l'aumento e l'implementazione delle misure alternative, ma abbiamo constatato con rammarico che gli interventi contenuti nel DL n.211 del 22 dicembre risultano ancora insufficienti e parziali. 
 Siamo convinti che non si può fronteggiare l'emergenza senza risorse economiche e personale e riteniamo assolutamente necessario il potenziamento delle strutture preposte (UEPE) e delle dotazioni organiche relative, in particolare delle professionalità specialistiche del trattamento, con la consapevolezza che ogni iniziativa volta a ridare dignità al contesto, se non accompagnata da un razionale piano di intervento economico e strutturale, risulta vanificata e le conseguenze continueranno ad essere devastanti per il personale e per l'utenza quindi per l'intero sistema.
 Torniamo a rammentarle inoltre la questione del contratto della dirigenza penitenziaria avviato a settembre e bloccato ad oggi presso il Ministero della Funzione Pubblica.
 Le chiediamo un confronto urgente mirato alla individuazione e alla condivisione delle iniziative che più efficacemente  possono contribuire ad arginare le criticità del sistema.
 Restiamo in attesa di riscontro e le porgiamo cordiali saluti. 
 
                              La coordinatrice nazionale FPCGIL
                                penitenziari/Comparto Ministeri
                                          Lina La Monica
                                                                         

 
 
 
 


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