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Cgil, anche in Lombardia pronto soccorso in bilico

Milano, 27 feb. (Adnkronos Salute) - Anche il Lombardia i pronto soccorso sono in sofferenza. A denunciarlo è la Cgil regionale che parla di un "servizio in bilico" e di "situazione in aggravamento" per via di alcuni fenomeni in atto nel sistema sanitario regionale. Il sindacato dipinge l'emergenza urgenza lombarda come un sistema in affanno: "I pronto soccorso - si legge in una nota - sono sovraffollati, gravati da numerosissimi pazienti barellati nei corridoi. E i ritmi di lavoro del personale rendono anche la sola comunicazione coi parenti degli assistiti un'utopia oltre a favorire errori e comportamenti sub-ottimali da parte di personale numericamente insufficiente e stressato. Gli stazionamenti dei pazienti sono prolungati oltre il tempo considerato necessario per inquadrare un paziente, determinando ritardi nell'erogazione delle cure più appropriate e un ulteriore onere per gli operatori, che provvedono a realizzare iter diagnostici e terapeutici anche complessi, in passato erogati solo in regime di ricovero".
Questo il quadro tratteggiato da Cgil Lombardia e dalle regionali Fp Cgil e Fp Cgil medici. "Anche nelle divisioni di Area medica la situazione è diventata critica: a fronte di una riduzione di posti letto, e conseguentemente di organico medico, spesso vengono gestiti 10-15 posti letto in appoggio in altre unità operative, unità operative che possono anche essere di area chirurgica e quindi dotate di personale con competenze diverse".
Una situazione che rischia di peggiorare: "Nelle aziende ospedaliere - segnala la sigla sindacale - l'obiettivo primario delle direzioni, su mandato della Regione Lombardia, è il contenimento dei costi, operato soprattutto con i tagli del personale che, contrariamente a quanto accadeva negli anni scorsi, sta colpendo anche i settori dell'emergenza: i pensionamenti non vengono integrati, le maternità o lunghe malattie non sono sostituite e si propongono draconiane riduzioni dei medici in guardia in pronto soccorso, indipendentemente da un'analisi dei flussi dei pazienti. Ne conseguono organici inadeguati e spesso composti da personale precario".
Fino ad ora, riflette la Cgil lombarda, "in regione l'ampia disponibilità di posti letto, offerta dai numerosi ospedali pubblici e privati accreditati, ha consentito di tamponare le emergenze ma con le 'politiche di riorganizzazione' degli enti ospedalieri certe soluzioni non sono più possibili. Le stesse Regole 2012, emanate dalla Regione, hanno formulato fumose indicazioni sulla gestione dell'urgenza, che demandano alle aziende ospedaliere il governo della domanda di prestazioni non a carattere d'urgenza che, non trovando risposta nel territorio, si incanalano nei pronto soccorso".
"Negli ultimi 2 anni - incalza il sindacato - abbiamo assistito a una progressiva riduzione dei posti letto di area medica a indirizzo internistico, senza una contestuale implementazione dei servizi territoriali". La conseguenza è "un'estrema difficoltà a garantire il flusso dei pazienti che non riescono ad accedere alla degenza ospedaliera, e rimangono bloccati in pronto soccorso, perché i ricoveri in medicina risultano prolungati dall'impossibilità di trasferire i pazienti in altre strutture. La soluzione di creare posti letto per sub acuti è parziale, sia per il tipo di paziente che accoglie sia per l'entità numerica insufficiente". Finora questi posti letto sono stati ricavati, denuncia la Cgil, "nella quasi totalità dei casi, a scapito dei posti letto di area medica".
Secondo il sindacato "è urgente che si proceda anche in Lombardia, come in altre regioni, a un riordino dell'assistenza primaria, che preveda anche la creazione di strutture territoriali di riferimento (Case della salute, le Utap, eccetera)". La riorganizzazione dell'emergenza urgenza ospedaliera invece, continua la Cgil, "andrebbe potenziata e rivista con l'introduzione di figure professionali con competenze miste mediche e chirurgiche. Vanno poi date indicazioni precise agli operatori su dove destinare i malati in tempi ragionevoli e non scaricare sui sanitari il frutto di omissioni e inadempienze di lunga data, generate ai livelli più alti delle organizzazioni sanitarie (ospedaliere, aziendali e regionali) sulla base di scelte miopi di contenimento".



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