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Cultura: non abbandoniamo la nostra "materia prima" a Roma volantinaggio bilingue dei lavoratori per spiegare la vertenza Federculture. Comunicato stampa Fp-Cgil Nazionale


Un settore in espansione, ma un settore sempre più povero e che perde occupati. È questo il paradosso dell'industria turistico-culturale italiana e in particolare dei servizi offerti dagli enti locali: aumenta l'utenza, con margini di crescita ancora inesplorati, ma diminuiscono i fondi che lo Stato centrale investe sia direttamente (0,2% della spesa pubblica contro lo 0,9% della Francia e l'1,2% del Regno Unito) che indirettamente, visti gli ingenti tagli a Comuni, Province e Regioni, i veri motori dell'offerta culturale italiana (3,9% di investimenti in cultura).
Oggi i lavoratori di Zetèma, la società strumentale del Comune di Roma che gestisce l'offerta culturale capitolina, effettueranno un volantinaggio bilingue (inglese e italiano) davanti agli spazi culturali di Villa Borghese, Villa Torlonia e Musei Capitolini per spiegare ai cittadini-utenti le dimensioni della crisi del settore e la loro vertenza per il rinnovo del contratto Federculture, scaduto da 2 anni.

"Il settore turistico-culturale - afferma Federico Bozzanca, Segretario Nazionale dell'Fp-Cgil - è quello che offre maggiori prospettive di crescita, con un'incidenza sul pil del 10%, anche se in calo. Il nostro è di fatto il Paese con la maggiore offerta, ma allo stesso tempo quello più incapace di capitalizzarla, privo degli investimenti necessari, sia pubblici che privati. Pesano evidentemente le manovre di austerità, visto il ruolo da attori principali degli enti locali nella gestione dei servizi culturali e museali. Le autonomie hanno progressivamente accresciuto il loro impegno finanziario nel settore fino al 2008, per poi ridurlo sensibilmente in seguito ai pesanti tagli della spesa".

"Il caso romano è paradigmatico - aggiunge il sindacalista - perché negli ultimi tre anni i visitatori dei musei sono aumentati del 30%, gli incassi del 25%, mentre ai lavoratori è toccata una perdita reale del potere d'acquisto di oltre 170 euro mensili. Rilanciare i servizi senza valorizzare il lavoro di chi li offre è impensabile, come inaccettabile è l'eccessiva precarizzazione, soprattutto se l'utenza cresce e aumentano gli introiti. Le aziende devono garantire i rinnovi contrattuali e non nascondersi dietro la riduzione dei fondi degli enti locali, che pesa e che comunque contestiamo".

"Va sostenuto lo sforzo del sistema delle autonomie nel garantire un'offerta culturale di qualità. La politica di austerità nel sistema culturale è controproducente perché non permette di investire sulla più importante materia prima del Paese, limitando enormemente le prospettive di sviluppo economico".
 
Roma, 28 aprile 2012



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