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FRIULI VENEZIA GIULIA: ATTACCO AL MIBAC?

  

Stiamo seguendo, con preoccupazione, le vicende friulane che vedono coinvolti, ormai da molti mesi, i vertici del nostro Ministero che operano nella Regione.
La questione è complessa e riguarda certamente alcune sedimentate inefficienze che hanno caratterizzato negli ultimi anni la politica organizzativa del Mibac, ad esempio i tagli al bilancio che hanno ridotto al minimo le spese di manutenzione, riducendo alcuni siti di assoluta pregevolezza, come ad esempio il castello di Miramare ed il parco annesso, in uno stato di inaccettabile degrado. O i tagli al personale che hanno prodotto carenze strutturali di professionalità in tutti i settori operativi del Ministero, con conseguenze drammatiche sulla gestione dei servizi.
Tutte problematiche che noi peraltro da anni stiamo denunciando e per le quali non vi sono risposte se non nei termini di ulteriori tagli al costo del lavoro ed al bilancio, come quelli contenuti nell'ultimo decreto sulla spending review. Inefficienze strutturali che hanno fornito argomenti per una campagna mediatica finalizzata a sostenere la richiesta di regionalizzazione delle funzioni di tutela dei beni culturali, campagna mediatica che ormai da mesi impazza sulla stampa locale con tanto di attacchi ai dirigenti del MIBAC. Ad esempio la decisione della nuova Soprintendente ai beni architettonici di regolamentare l'afflusso del pubblico ha letteralmente scatenato reazioni furiose da parte degli ordini degli architetti e degli ingegneri, interrogazioni al Consiglio Regionale, addirittura interrogazioni parlamentari (un'interrogazione non si nega a nessuno) e naturalmente la richiesta avanzata in modo bipartisan di regionalizzare le funzioni sinora gestite dallo stato. Oltre che la richiesta di affidare ad una fondazione la gestione del Castello di Miramare. Si sa, anche le fondazioni adesso sono ritornate di moda e la "grande Brera" si offre come utile apripista.
Quindi una operazione politica chiaramente strumentale: si affonda la piaga nelle nostre inefficienze, o presunte tali, per creare un clima utile al raggiungimento dell'obiettivo, che è quello di sottrarre alla gestione diretta dello Stato la tutela sui beni culturali o sul paesaggio. Sponsorizzata e voluta da alcuni politici locali, tra cui l'ex Direttore Amministrativo della Soprintendenza ai Beni Architettonici assurto agli onori della politica regionale o parlamentari dei diversi schieramenti politici oggi rappresentati al Parlamento. Portata avanti da una Regione che, come hanno giustamente ricordato le associazioni ambientaliste, in primis il WWF, è priva di un Piano Paesistico e non aggiorna il Piano Urbanistico dal 1978. E che è di conseguenza inadempeinte rispetto ai propri obblighi primari in materia di tutela del paesaggio.
 

Molte cose ci colpiscono in questa vicenda:
 
-  in primis l'assoluto silenzio del MIBAC e del suo Ministro, che non hanno speso una virgola per difendere il proprio operato ed il ruolo dello Stato sul territorio. Davvero si vuole continuare in questa sorta di esercizio masochistico offrendo questa immagine di struttura disarticolata, debole e preda di interessi particolari e localistici? Il Ministero avrebbe il dovere di assumere una posizione precisa rispetto alle numerose prese di posizione che lo vorrebbero rinunciatario, per manifesta incapacità, al ruolo che gli assegna la Costituzione. E, sempre nel merito, può essere considerata valida la motivazione che si basa sulla regolamentazione degli accessi al pubblico per valutare il grado di efficienza di un servizio? Perchè il Mibac non monitora, ad esempio, l'operato dei propri dirigenti rispetto alla mole di smaltimento delle pratiche relative ai vincoli ed alla tutela architettonica e del paesaggio? O alla capacità di spesa delle risorse stanziate per la manutenzione dei siti? Perchè indebolisce, invece di rafforzarle, le proprie strutture territoriali?

-  L'altra questione riguarda il degrado della politica. A noi sembra veramente ridicola l'interrogazione dei parlamentari del PD sugli orari di apertura di una Soprintendenza. Ci sembra ridicola in sé, a maggior ragione in un periodo come questo, in questa crisi micidiale. E ci aspetteremmo, dai parlamentari del centro sinistra ben altre interrogazioni sulla condizione dei lavoratori, sul degrado dei servizi pubblici, sull'utilità delle riforme sociali approvate pure da questo Governo e da questa strana maggioranza di emergenza. Invece assistiamo a balletti e pantomine intorno ad una funzione fondamentale, quella della tutela sui nostri beni culturali, con finalità a dir poco discutibili e legate ad interessi dal chiaro sapore elettoralistico.

-  Infine, la condizione dei lavoratori. A noi interessa in via preliminare e non vorremmo che i lavoratori del MIBAC del Friuli divenissero merce di scambio in questa sorta di assalto alle competenze statali. Vogliamo ricordare che l'istituzione di una fondazione può comportare l'esclusione dei lavoratori pubblici, come nel caso della "grande Brera" di cui abbiamo scritto in un recente comunicato. O la modifica del proprio rapporto di lavoro, da pubblico a privato, nel caso del trasferimento del personale alla fondazione. Ed in questo caso, come pure nel caso della regionalizzazione delle competenze, non esistono più condizioni di garanzia per i lavoratori, perchè cassati dalle varie riforme di brunettiana memoria. Quindi non vi è più l'obbligo, per chi assume competenze di altri enti, di aquisirne il personale ed in questo momento i tagli agli organici sono generalizzati in tutti gli enti e non vi sono condizioni di garanzia rispetto ai processi di mobilità.

Tutti questi aspetti ci inducono ad esprimere netta contrarietà ad ogni ipotesi di mutamento degli assetti istituzionali nella gestione della tutela dei beni culturali in Friuli come nelle altre regioni, e pensiamo che il MIBAC debba assumere una posizione chiara e netta al riguardo, stroncando alcune velleità sul nascere.
E certamente non rinunceremo al ruolo di tutela degli interessi dei nostri lavoratori, quando questi, come in questo caso, vengano palesemente messi in discussione.
La nostra profonda convinzione è che bisogna reagire con coraggio e determinazione contro il degrado dei servizi pubblici e contro coloro che, invece di affrontare le condizioni del degrado, ne approfittano per proporre operazioni che invece tendono ad affossare ogni possibilità di recupero della sua efficacia.
Una forte mobilitazione dei lavoratori, a partire dalla massicia e convinta partecipazione allo sciopero generale dei servizi pubblici del 28 settembre, diventa il viatico necessario per poter con forza rappresentare le loro istanze.
 
Roma, 19 settembre 2012
 
   

FP CGIL MIBAC                                                            UIL PA BAC
  C. Meloni                                                                    E. Feliciani
 


 


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