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CS 13-2013 Al Ministro sulla giustizia minorile

Roma,  30 Gennaio 2013
                                                                                                                                
Al Ministro della Giustizia
On.le Paola Severino


e, per conoscenza     
Al Capo del Dipartimento Giustizia Minorile
Dr.ssa Caterina Chinnici
R  o  m  a
 
Alle Segreterie regionali e territoriali FP
Ai Delegati ed iscritti Fp Cgil
Polizia Penitenziaria - settore minorile

 
 

 Oggetto: Emergenza Giustizia Minorile - preoccupante il silenzio del vertice del Dipartimento.
 

            Egregio Ministro,
 

            circa quattro mesi fa ormai la scrivente O.S. indirizzò a Lei e al nuovo Capo del Dipartimento della Giustizia minorile, dr.ssa Caterina Chinnici, una lettera avente ad oggetto la "emergenza giustizia minorile".
            Una nota a cui a tutt'oggi non è ancora stata data alcuna risposta, esattamente come a tutte le altre che la scrivente O.S. ha fin qui inoltrato al Dipartimento della Giustizia Minorile: un modo davvero singolare di interpretare il sistema delle relazioni sindacali previsto dalla normativa contrattuale vigente, sul quale da ultimo, in perfetta continuità d'inerzia, si era soffermato anche il nuovo capo dell'amministrazione minorile nel giorno della sua presentazione - ovvero nell'unica riunione avuta con le rappresentanze sindacali del personale, e si era al 5 settembre 2012 - che nell'occasione aveva espresso considerazione per quanto rappresentato dagli esponenti dei sindacati intervenuti, le cui argomentazioni trattate avrebbero dovuto costituire << una piattaforma su cui lavorare ed iniziare un proficuo confronto auspicio di una buona collaborazione>>. Frase, quest'ultima, contenuta nel verbale della predetta riunione che peraltro fa il paio con quella declinata lo scorso 19 ottobre dal direttore generale del personale in un informativa fatta pervenire alle organizzazioni sindacali del personale, che preannunciava l'intenzione del predetto Capo del Dipartimento di fissare un incontro "entro la prima metà del mese di novembre"(2012), rimasta anch'essa priva di seguito.  
            Comprenderà, dunque, quanto sia anche giustificato lo spirito con cui la scrivente ha approcciato alla stesura di quel documento, concepito per richiamare l'attenzione politica sulla scadente condizione traversata dal sistema penitenziario minorile, sulle conseguenze da questa prodotte anche sul mondo del lavoro in carcere e, in particolare, sul personale di Polizia Penitenziaria rappresentato, reso suo malgrado ostaggio di una condizione lavorativa davvero disgraziata e non più ulteriormente tollerabile.
            Un tema di grande rilevanza sociale fin troppo sottovalutato, a nostro giudizio, che si sta ormai frequentemente imponendo all'attenzione dell'opinione pubblica solo per le criticità che quotidianamente lo affliggono, piuttosto che per i risultati conseguiti nella complessa attività istituzionale condotta. Forse, ad avviso della scrivente, anche per la discutibile capacità di analisi, pianificazione e intervento fin qui dimostrata dalla struttura dirigenziale minorile centrale, poco incline al coinvolgimento del sindacato - laddove previsto - e, più in generale, restia ad assumere anche preventivamente le decisioni che pure le spettavano.
            E il sintomo di quanto sta accadendo ormai da diverso tempo nelle strutture minorili del Paese, in maniera assai più preoccupante in questi ultimi 8/10 mesi, lo si evince dal dato concernente le numerose risse, i reiterati episodi di violenza e intolleranza consumati tra i ragazzi, gli incendi delle celle, le aggressioni portate ai danni degli operatori e poliziotti, i tentativi di suicidio sventati dal personale di Polizia Penitenziaria - l'ultimo qualche giorno fa a Bologna - oltre alle frequenti evasioni dagli istituti, come testimonia quanto accaduto proprio ieri presso l'I.P.M. di Roma, ove due detenuti maggiorenni hanno aggredito, riducendolo in fin di vita, un operatore per poi darsi alla fuga scavalcando il muro di cinta. I due saranno poi catturati dal personale di Polizia Penitenziaria coaudiuvato da una unità dell'arma dei carabinieri dopo circa una ora. Uno dei due, stando a quanto riferitoci, avrebbe già dovuto essere trasferito circa 10 giorni fa in una struttura penitenziaria per adulti. I detenuti, si apprende, svolgevano attività di fattoria non vigilata, malgrado pare siano state avanzate diverse segnalazioni dagli operatori. Uno di questi, in particolare, il 21 enne sembra sia stato piu volte sottoposto ad "attenta sorveglianza" e responsabile di episodi particolarmente  violenti. Entrambi, secondo quanto riferito, pare debbano scontare pene lunghe.
            Una serie di gravi/gravissimi accadimenti, cronologicamente ricostruibili in un numero mai registrato prima, a cui non è stata fin qui contrapposta, ad avviso della scrivente, una politica appropriata dal parte del Dipartimento giustizia minorile, che continua imperturbabile a manifestare un silenzio assordante sul tema.
            Difficile, anche, ad esempio, comprendere le ragioni che nel passato hanno indotto l'amministrazione centrale a far permanere negli stessi istituti detenuti minori che sono evasi e sono stati ripresi solo grazie alla professionalità dei poliziotti penitenziari che in essi operano, come nel caso di Bologna, ove lo stesso minore è evaso una volta dall'ospedale S. Orsola e l'altra dall'istituto penale, sebbene risulti alla scrivente che la stessa direzione dell'I.P.M ne avesse chiesto per tempo il trasferimento, probabilmente anche a causa del protrarsi dei lavori di ristrutturazione che da 6/7 anni ormai continuano ad interessare la struttura e che con ogni probabilità hanno determinato e tuttora causano la significativa contrazione della sicurezza di quell'istituto e, dunque, forse anche l'evasione dei giovani ristretti.
            Su quest'ultimo istituto, se vorranno le SS.LL potranno certamente appurare le reiterate segnalazioni non raccolte che da anni stiamo invano destinando al Dipartimento e a tutti i suoi livelli di responsabilità periferica per segnalarne la compromessa condizione, avvertimenti che riguardavano tanto la sicurezza quanto l'igiene della struttura, considerato che il cantiere, stando a quanto ci risulta, è oltretutto divenuto un vettore di topi e di zecche. Si valuti attentamente la possibilità di chiudere temporaneamente la struttura fino alla loro conclusione, non si può far altro, a giudizio della scrivente, nell'interesse dell'amministrazione, della salute dei detenuti minori ristretti e del personale rappresentato, poiché a condizioni date quest'ultimo è quello che più di altri sta rischiando di pagare un prezzo altissimo all'inefficienza del sistema.
            Una situazione che segnala un quadro d'insieme divenuto allarmante, a giudizio della Fp Cgil, talmente rilevante da non poter rimandare oltre l'avvio di una discussione approfondita sui temi rimessi normativamente al confronto tra le parti, un momento di riflessione comune che abbia anche la capacità di valutare la attuale tenuta del sistema e, più in generale, la sua reale capacità di produrre oggi quei risultati che le norme in vigore legittimamente pretendono, anche a tutela del lavoro in carcere.
            Il periodo traversato dal sistema penitenziario minorile non lascia presagire nulla di buono nemmeno per il futuro, signor Ministro, lo dicono i fatti ormai, a maggior ragione se non si interviene prontamente sull'inerzia per lo più manifestata dal dipartimento giustizia minorile che, a parere di questa O.S., continua a dimostrarsi distaccato dal mondo del lavoro e dalle sue rappresentanze sindacali, apparentemente incapace di elaborare una strategia, un progetto complessivo di intervento che tenda a cogliere i bisogni del sistema, anche sul versante sicurezza, oltre che degli operatori impiegati naturalmente.
            E ci creda, non è che avviando estemporanei e discutibili iniziative e/o provvedimenti come quello della distribuzione delle ore di lavoro straordinario del personale di Polizia Penitenziaria - a proposito, malgrado questa O.S. lo sostenga inascoltata da anni, perché in luogo delle strutture detentive che ne hanno assoluta necessità continuano ad essere destinate così tante ore al Dipartimento? - e, soprattutto, di movimentazione unilaterale di quello stesso personale che si da prova di effettiva presenza. Non quando, per giunta questi movimenti sono ritenuti necessari a far fronte ad una situazione deficitaria che quella stessa direzione generale, stando a quanto ci risulta, ha in qualche misura contribuito a generare, ad esempio proprio su Milano, con il distacco sine die di circa 27 agenti in altre realtà detentive del Paese disposto con l'avvio dei lavori di ristrutturazione dell'istituto milanese. In proposito, sarebbe anche utile conoscere la ragione che ha fin qui suggerito al D.G.M. - a differenza del D.A.P.  che sulla mobilità ordinaria della Polizia Penitenziaria ha concordato con le OO.SS. le procedure da utilizzare a garanzia della trasparenza e degli interessi di tutto il personale - di non emanare un interpello nazionale che è uno negli ultimi 10 anni tra il personale di Polizia Penitenziaria dell'intero contingente minorile, provvedendo solo ad emanare di volta in volta interpelli straordinari con il solo scopo di tamponare le presunte esigenze di servizio riscontrate che si sono succedute nel tempo e che si stanno manifestando ancora oggi presso le varie strutture minorili site sul territorio.   
            Molto altro ci sarebbe da dire, signor Ministro, il grido di allarme che la Fp Cgil oggi Le consegna non è da intendersi fine a se stesso, esso vuole rappresentare un invito alla riflessione e alla predisposizione degli interventi che saranno da Lei ritenuti necessari ad offrire soluzioni tangibili alle gravi problematiche che da tempo stiamo invano denunciando e che allo stato attuale affliggono la giustizia minorile, i ragazzi reclusi e gli operatori del settore che ne patiscono le conseguenze più pesanti.
             Attendiamo con fiducia un Suo pronto riscontro.
            Con viva cordialità                                                  
 
                                                       Il Coordinatore Nazionale FP CGIL
                                                                  Polizia Penitenziaria                                                                                                                         
                                                                    Francesco Quinti  




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