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CONTRATTAZIONE DEL 27 MARZO: NO ALLA MODIFICA DEL CONTRATTO INTEGRATIVO

 
 
L'esito della contrattazione odierna si può spiegare in parte con il titolo di questo comunicato: abbiamo detto, come parti sociali, unanimemente no ad una modifica del contratto integrativo mirata semplicemente a cassare dallo stesso i diritti negoziali. La nostra posizione, unitaria, forte e chiara,  è di contrarietà netta ad ogni ipotesi di modifica degli accordi integrativi che metta in discussione le prerogative di contrattazione.
Il DG ci ha spiegato che la proposta reiterata oggi di modifica dell'art.13 sulle turnazioni è solo figlia dell'atteggiamento degli organi di controllo che hanno preannunciato il rigetto di tutti gli accordi che loro ritengono non conformi al D. Lgs. 150. Noi abbiamo ancora una volta ribadito che solo il sistema degli accordi integrativi ha consentito sinora un utilizzo congruo delle risorse destinate alla produttività e che pertanto solo una valutazione sui livelli di produttività può consentire di valutare eventuali modifiche. Poiché a noi non risulta che i fondi della produttività vengano distribuiti a pioggia o senza che si possano riscontrare risultati, non si comprende affatto questa decisione che, da sola, rischia di far ritornare indietro il MIBAC di vent'anni proprio sul fronte che maggiore lustro gli ha dato, ovvero una offerta di servizi che ha consentito, anche in epoca di crisi come questa, di ampliare esponenzialmente la possibilità di fruizione del nostro patrimonio. Il DG ci ha preannunciato una riunione plenaria, con noi e tutto l'apparato direttoriale generale del ministero, ove lo stesso apparato ci vorrebbe illustrare il venir meno delle condizioni di mantenimento dell'attuale sistema delle aperture. Noi siamo ben lieti e ben curiosi di sapere le opinioni del suddetto apparato, ma avremo anche noi molto da dire sulle inefficienze, irresponsabilità, mancanze di programmazione, atteggiamenti autoritari che riscontriamo quotidianamente nei territori. E come spesso le questioni di funzionamento siano riconducibili unicamente a questo, oltre che alla esiziale politica dei tagli al bilancio ed al costo del lavoro.
D'altra parte ci rendiamo conto anche noi della difficoltà del mantenimento dell'apertura generalizzata alle undici ore quotidiane e siamo assolutamente disposti ad una revisione di quegli accordi a patto che non vengano messi in discussione i diritti di contrattazione. Ed inoltre abbiamo ricordato che è aperto un tavolo all'ARAN proprio incentrato sulla revisione del sistema delle relazioni sindacali e che noi ci uniformeremo solo alle conclusioni di quel tavolo e ad un eventuale accordo sulle regole del confronto.
Abbiamo pure sottolineato che ora, non solo per la politica, è il momento delle responsabilità e che il MEF e la Funzione Pubblica si dovranno assumere la responsabilità dell'affossamento di un servizio vitale per il Paese. E noi ci assumeremo, in quel malaugurato caso, la responsabilità del conflitto e della mobilitazione in tutto i luoghi di lavoro del ministero.
Noi invece la nostra parte la facciamo, sempre, e l'abbiamo fatta anche questa volta, sottoscrivendo l'accordo sull'estensione dei festivi che vi alleghiamo. Ed abbiamo sollecitato e sottoscritto questo accordo proprio perché nessuno possa pensare che noi giochiamo allo sfascio. Ed al riguardo abbiamo pure sottolineato che a nostro avviso non c'è volontarietà nell'estensione dal 30 al 50% dei festivi, essendo la stessa una previsione contrattuale. Lo abbiamo detto e scritto consapevoli che questa posizione non aumenterà la nostra popolarità tra i lavoratori, ed anche del fatto che su questo punto esistono posizioni variegate nel fronte sindacale. Ed abbiamo sollevato questo problema perché non ci si può venire a dire che non si riesce a coprire i festivi e poi i dirigenti non applicano correttamente gli accordi nazionali. Magari per giustificare la richiesta di esponenziali aumenti dei fondi per le turnazioni. Non va bene: i dirigenti sono pagati profumatamente per  esercitare, appunto, responsabilità, non per giocare allo scaricabarile.
Ed ancora in un'ottica propositiva abbiamo suggerito di avviare subito il confronto sul FUA in maniera da utilizzare le somme disponibili nei progetti locali, dando priorità nelle linee di indirizzo alla copertura dei servizi. Ci è parso su questo punto di riscontrare una certa disponibilità nella controparte che verificheremo a breve.
Una ulteriore ampia discussione ha riguardato il nuovo organico e le questioni connesse. In particolare vi è stata una esegesi della norma (art.2, comma 11, D.L. 95/2012) che impone il blocco delle assunzioni fino a quando non saranno assorbiti i soprannumeri. L'amministrazione ci ha fatto rilevare che la Direttiva n.10/2012 della Funzione Pubblica conterrebbe una interpretazione un po' più lasca, limitando la durata del blocco alla fase di presentazione del piano di riassorbimento delle eccedenze. Che per poter essere presentato deve attendere la pubblicazione della Circolare della Funzione Pubblica di esplicitazione delle procedure di applicazione del cosiddetto prepensionamento e sul trattamento in generale delle eccedenze. I cui tempi di emanazione non sono allo stato prevedibili. Noi prendiamo atto, ma manteniamo tutte le nostre sane perplessità, sia perché conosciamo i nostri polli, in particolare gli organi che rilasciano le autorizzazioni, sia perché la norma, purtroppo, è assolutamente chiara e lascia poco spazio alle interpretazioni: fino a quando l'amministrazione non completerà l'assorbimento degli esuberi non potrà, a nessun titolo, procedere a nuove assunzioni, fossero pure i trattenimenti in servizio. Il chiarimento su questo passaggio, magari richiesto con uno specifico quesito, è assai importante ai fini della soluzione dei problemi che intersecano la dotazione organica, dal personale comandato agli idonei alle riqualificazioni, per finire ai piani assunzionali. In ogni caso abbiamo chiesto di iniziare il confronto sull'organico, ovvero sulla determinazione degli organici per profilo professionale e su base regionale, sul riconoscimento degli scostamenti orizzontali e sulla stabilizzazione delle posizioni di distacco funzionale. Saremo convocati la prossima settimana per avviare il confronto.
Infine abbiamo ribadito la nostra netta contrarietà all'interruzione dei comandi in prima area, a nostro avviso non giustificati dalla norma e del tutto deleteri in relazione ai problemi di evidente disfunzionalità provenienti dagli Uffici interessati. Sul punto è del tutto chiaro il forte contrasto con le decisioni assunte dall'Amministrazione.
Buoni pasto. Sulla questione dei buoni pasto il DG ci ha informato che ha avviato contatti formali con la CONSIP al fine di avere una posizione ufficiale da parte della stessa società in merito alla sua impossibilità di procedere, fino alla stipula della nuova convenzione prevista per l'ultimo trimestre del 2013, all'erogazione dei buoni pasto. Questo al fine di consentire l'avvio di una procedura di affidamento diretto che consenta all'amministrazione di stipulare una convenzione utile all'erogazione dei buoni pasto fino alla sottoscrizione della nuova convenzione quadro da parte della stessa CONSIP. Noi abbiamo fatto presente che invece sul territorio stiamo riscontrando comportamenti diversi da parte dei dirigenti, alcuni dei quali hanno provveduto a sottoscrivere convenzioni, nei limiti degli importi consentiti per il ricorso a procedure di bando semplificate, ed in tal modo abbiamo uffici periferici ove ai lavoratori vengono erogati i buoni pasto ed altri uffici con dirigenti meno intraprendenti ove la fruizione del buono pasto rimane un miraggio. Quindi abbiamo sollecitato l'amministrazione a concludere il suo iter in tempi brevissimi al fine di sanare questa evidente ed inaccettabile disparità. Il DG ci ha assicurato tempi brevissimi e già i primi giorni del prossimo mese sarà in grado di fornirci dettagliate informazione sui tempi occorrenti per la procedura utilizzata.
Questo è quanto, al momento ed in attesa dei nuovi Godot della politica.
Roma, 27 marzo 2013
 

FP CGIL NAZIONALE MIBAC

Claudio Meloni

 
 
 


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