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News

Documento programmatico congiunto consegnato al Ministro Cancellieri

 Roma,  27 maggio 2013
 

Al Ministro della Giustizia
         On. Anna Maria Cancellieri
 

 

Non si può aprire una riflessione sul sistema carcere senza evidenziare la necessità di recuperare terreno sul tema dei diritti delle persone e del mondo del lavoro all' interno del sistema stesso. La recente sentenza della Corte europea di Strasburgo, che condanna il nostro Paese per trattamento inumano e degradante, dimostra in modo lampante che il terreno perso su quei temi é molto e che servono una serie di riforme strutturali per riconsegnare legalità e senso di umanità ad un sistema che ha dovuto subire le conseguenze nefaste di scelte politiche sbagliate, che lo hanno portato ad essere un mero contenitore di devianza sociale e non un luogo di recupero e reinserimento nella società. Si tratta di scelte che si sono caratterizzate nel perseguire  l'idea del carcere come l'unica risposta dello Stato ai comportamenti illeciti e il ricorso allo strumento legislativo l'unica risorsa per definire gli ambiti e gli spazi dentro i quali quel disegno doveva sostanziarsi. Emblematiche in tal senso sono le leggi ex Cirielli sulla recidiva, Fini-Giovanardi sulle droghe, e la Bossi-Fini sull'immigrazione che, assieme ai tagli alle risorse imposti al sistema penitenziario e alle carenze strutturali e di organico di tutti gli operatori,  sono le ragioni principali dell'emergenza carcere. Su questi temi la FP CGIL dichiara la propria disponibilità al confronto, partendo da quanto proposto con la campagna "le tre leggi per la giustizia e i diritti", che mira a proporre interventi normativi che possano porre rimedio ai danni fatti da quelle scelte politiche e rendere gli istituti penitenziari del nostro paese vivibili per chi ci lavora e per chi vi é recluso. A tal fine si elencano di seguito una serie di problematiche da affrontare nell'immediato e sulle quali la scrivente organizzazione sindacale intende aprire un confronto per superare l'emergenza carceri.
 

Sovraffollamento detentivo
Negli istituti penitenziari del nostro paese sono ristretti circa 66000 mila detenuti, a fronte di una capienza regolamentare stimata dal DAP in 47000 posti disponibili, dato che tutti sanno gonfiato di almeno 5000 posti. Questi sono i numeri che hanno portato l'emergenza carcere all' attenzione delle istituzioni europee e che hanno infangato l'immagine del nostro paese nel mondo. Non é possibile continuare a scaricare il problema su chi lavora in carcere, proponendo progetti irrealizzabili che prevedono la costruzione di nuove strutture senza la necessaria copertura finanziaria per la loro realizzazione. Servono provvedimenti immediati che consentano di adeguare la presenza di detenuti all'interno degli istituti penitenziari del nostro Paese alla loro capacità ricettiva. Contemporaneamente bisogna costruire un sistema di misure alternative alla detenzione che consenta di far scontare all'esterno del carcere le pene inflitte per aver commesso reati di scarsa pericolosità sociale. La legge 199/2010 (cd. svuotacarceri), uno dei pilastri del "Piano carceri", ha fino ad ora prodotto la scarcerazione di appena qualche migliaio di detenuti e non è servita a frenare il crescente sovraffollamento; ha invece introdotto elementi di ulteriore complessità tali da rischiare la paralisi operativa dell'intero sistema  dell'esecuzione penale già in forte crisi.   Ad essa va il merito di aver messo in discussione l'ineluttabile uso del carcere (il fenomeno delle cosiddette porte girevoli); è un passo importante  e simbolicamente significativo se finalizzato a consolidare l'idea del carcere come extrema ratio, richiamo invocato da più parti, ma che conseguentemente deve indurre politici e amministratori a consolidare il sistema dell'esecuzione penale esterna.    Per la verità nelle scelte sottese alla legge 199 e, più di recente, alla legge 9/2012 pesano gli interventi della Corte Europea, e sono ancora numerosissimi i ricorsi presentati per violazione dell'art. 3 della Convenzione Europea sui diritti dell'uomo.
 

 

Il personale penitenziario
 

Polizia Penitenziaria
A gestire una situazione drammatica come quella descritta é stato lasciato un organico di Polizia Penitenziaria carente di circa 7000 unità, dato che é destinato a peggiorare nei prossimi anni a causa del parziale blocco del turn over deciso dai precedenti governi. A peggiorare la situazione é intervenuto di recente il nuovo decreto ministeriale sulle piante organiche del Corpo di Polizia Penitenziaria, firmato dal Ministro Severino poco prima di lasciare l'incarico. Decreto che, rispetto al precedente del 2001, prevede circa 200 poliziotti in meno negli istituti penitenziari, dove si vive il dramma, e circa 900 in più nelle sedi amministrative. A tal proposito ci preme ricordare che tutti gli istituti penitenziari del nostro paese sono sotto organico, mentre le sedi amministrative hanno un esubero rispetto agli organici previsti, ma l'amministrazione penitenziaria continua a nascondere i numeri reali degli organici delle sedi amministrative per  non prendere decisioni sui suddetti esuberi. Per rendere la situazione almeno gestibile é necessario nell'immediato utilizzare gli esuberi delle sedi amministrative per rinforzare gli organici degli istituti e, subito dopo, prevedere un programma di assunzioni che possa colmare la carenza di 7000 unità. In proposito riteniamo che sia necessario superare l'attuale normativa che consente di assumere solo ex militari e non consente di avere un sistema di selezione che garantisca pari opportunità a tutti i cittadini. In una situazione del genere gli intenti manifestati dall'amministrazione penitenziaria sui circuiti regionali, imposti senza dare ascolto alle perplessità manifestate dalle organizzazioni sindacali, e sulla sorveglianza dinamica rischiano di peggiorare la situazione. Il blocco dei rinnovi contrattuali del pubblico impiego e di tutti gli avanzamenti stipendiali, unito alle voci che girano in questi giorni su un nuovo schema di regolamento che potrebbe modificare i requisiti per l'accesso al sistema pensionistico delle forze di Polizia, senza riconoscere loro la specificità del settore, contribuiscono a mortificare ulteriormente la realtà lavorativa della Polizia Penitenziaria. La FP CGIL chiede al Ministro della giustizia di intercedere presso il Governo di cui fa parte affinché si apra una stagione di rinnovi contrattuali e si riconosca la specificità del comparto in materia pensionistica con fatti concreti e non solo a parole.
Una particolare attenzione, inoltre, merita il sistema disciplinare che stabilisce le sanzioni che possono essere inflitte al personale di Polizia Penitenziaria. Detto sistema è ancora sotto l'egida di un decreto legislativo del 1992. Negli ultimi 20 anni i cambiamenti che si sono verificati, non solo all' interno delle strutture penitenziarie, ma anche nella società esterna, sono talmente rilevanti da far apparire quel decreto obsoleto e totalmente inadeguato. Serve una rideterminazione delle condotte sanzionabili e la soppressione di alcune condotte in contrasto con i principi di democraticità, con la previsione di un condono disciplinare e della cancellazione dei rapporti informativi.
Professionalità del Comparto Ministeri.
Una delle risorse strategiche per iniziare la ricostruzione di un sistema  penitenziario civile, dignitoso e rispettoso del senso di umanità, sta nel personale dell'Amministrazione penitenziaria, nella complessa e peculiare articolazione di professionalità e di culture formatesi, negli anni, intorno ai problemi dell'esecuzione penale.
Culture professionali che oggi risultano impoverite e depauperate dall'inadeguatezza delle dotazioni organiche, dalle scarse prospettive di crescita e di riqualificazione, dal mancato riconoscimento di agibilità, di autonomia e di responsabilità.
 In tale ottica riteniamo fondamentale che un primo significativo  intervento sia  la riapertura del tavolo di confronto finalizzato alla revisione dell'ultimo contratto integrativo di comparto per riconsegnare giusta dignità professionale ai lavoratori penitenziari del comparto ministeri.
Il blocco delle assunzioni e del turn-over nonché  i provvedimenti  stabiliti dalla Spending Review (DL 95 2012 convertito dalla legge 7 agosto 2012 n.135) hanno inciso notevolmente su tutte le professionalità penitenziarie, riducendo drasticamente gli organici dei dirigenti di istituto penitenziario e di esecuzione penale esterna, di area I, nonché del personale del comparto Ministeri (educatori, assistenti sociali e tecnico-amministrativi): anche su tali provvedimenti riteniamo sia necessario un intervento normativo urgente che possa scongiurare la impossibilità di garantire gli obiettivi statuiti dalla Carta Costituzionale in termini di rieducazione e reinserimento sociale nonché delle misure alternative.
D'altra parte la previsione di interventi normativi finalizzati alla deflazione della  pena da scontare in carcere ( incremento delle misure alternative, messa alla prova ecc) che implicano notevolmente le competenze professionali socio trattamentali, appare evidentemente in contraddizione con gli avvenuti  tagli alle risorse, che hanno inciso  negativamente  anche sulla possibilità per tali professionalità di poter disporre degli strumenti indispensabili all'espletamento dei loro compiti istituzionali.
Dirigenza penitenziaria
Una attenzione particolare merita la situazione dei dirigenti penitenziari , di istituto penitenziario e degli Uffici di esecuzione penale esterna, inquadrati in due ruoli distinti che si unificano al livello superiore dei dirigenti generali. Questi sono preposti ai provveditorati regionali e ad alcuni Uffici centrali del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria (DAP).
La categoria ha vissuto un altalenante percorso normativo, fortemente condizionato dall'alternanza politico-legislativa che ha vissuto il Paese nell'ultimo ventennio. La dirigenza penitenziaria  istituita dalla legge 54 del 2005 (c.d. legge Meduri) ad oggi risulta l'unica categoria professionale del Pubblico impiego ad essere priva del primo  contratto  di lavoro tra l'altro di natura pubblicistica.
Nella situazione attuale la dirigenza penitenziaria vive un momento di forte sofferenza, così come l'intero mondo penitenziario in tutte le sue articolazioni, i cui elementi specifici possono ricondursi al  ritardo nell'emanazione di una normativa specifica che risolva finalmente le ambiguità e gli equivoci, dovuti al protrarsi ormai da oltre sei anni del "trattamento provvisorio" degli omologhi della polizia di Stato. Una condizione che non  può essere ulteriormente tollerata.
Occorre, pertanto, ricostruire la carriera della dirigenza penitenziaria con l'applicazione dell'art.28 del DLGS 63/2006, dare trasparenza nel conferimento degli incarichi e soprattutto  riprendere al più presto le trattative con le OO.SS. per giungere finalmente al primo Contratto nazionale di categoria, per risolvere una situazione di latente illegalità  che rischia di  riflettere i suoi negativi effetti non solo a danno della categoria ma dell'intero sistema penitenziario.
 

Riorganizzazione del sistema penitenziario
Il sistema penitenziario ha bisogno di serie innovazioni e di un reale e profondo processo riformatore del sistema organizzativo, rimasto sostanzialmente immutato intorno alla sua autoreferenzialità .
E' urgente un nuovo disegno organizzativo che ridistribuisca le risorse con maggiore razionalità sul territorio,  che costruisca finalmente un'organizzazione effettivamente decentrata che incida efficacemente nella gestione del sistema dell'esecuzione penale, intra-muraria ed esterna; occorre rivisitare e riformulare quanto in merito definito amministrativamente con il  DM del 27 settembre 2007  in un'ottica non solo , quindi , più funzionale, ma anche più  europeista.   
 

Relazioni sindacali
La progressiva mortificazione del corretto sistema di relazioni sindacali, sia a livello centrale che periferico, che l'amministrazione penitenziaria ha voluto attuare negli ultimi anni, ha trasformato quello che dovrebbe essere un confronto costruttivo in un monologo improduttivo. La parte pubblica ha operato le scelte più importanti degli ultimi tempi, limitandosi a fingere di ascoltare le organizzazioni sindacali e le RSU, per poi prendere decisioni unilaterali che non tenevano in considerazione le osservazioni fatte dai rappresentanti dei lavoratori. Le tragiche conseguenze di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti. Serve un forte richiamo del Ministro a mostrare maggior rispetto delle organizzazioni sindacali e della normativa pattizia.
 

Edilizia penitenziaria e sicurezza sul lavoro
Anche la situazione dell'edilizia penitenziaria risulta drammatica. Gli istituti penitenziari del Paese sono fatiscenti. Solo in rarissimi casi é possibile garantirvi la vivibilità e la sicurezza sul lavoro. La maggior parte presentano crepe, infiltrazioni d'acqua, problemi di funzionamento del sistema idrico, di riscaldamento, di illuminazione e di sorveglianza tramite le telecamere. Se a ciò aggiungiamo che in questi ambienti malsani sono ristretti circa 25000 detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare, risulta del tutto evidente che senza un investimento finanziario che consenta la ristrutturazione dei padiglioni detentivi esistenti ed il completamento dei lavori nelle nuove strutture in fase di ultimazione, non è possibile garantire la sicurezza e la dignità di chi lavora o è detenuto in carcere.
 

 
In conclusione, la situazione è grave e non va sottaciuta, occorrono discontinuità amministrativa e politiche serie, responsabili e coraggiose per superare l'emergenza carcere e tentare di ridare una condizione di dignità e serenità alla vita delle persone ristrette e dei lavoratori impiegati nel delicatissimo quanto peculiare settore.
Mai, come in questi ultimi anni, il lavoro nel carcere è stato così scientificamente colpito,  svuotato di ogni significato, sia quello della Polizia penitenziaria che delle altre qualificate professionalità.
Lavoro, diritti, legalità, rispetto e, quindi, democrazia sono i principi che hanno sempre guidato e ispirato le attività della CGIL. Non è solo il nostro modo di essere sindacato confederale che li qualifica maggiormente, né il contesto nel quale si consuma la loro rivendicazione, è invece il bisogno che avvertiamo di riaffermare concretamente questi valori per noi irrinunciabili ogni qualvolta se ne presenta l'occasione, a prescindere da chi esercita funzioni di governo del Paese.
            
 
 
La coordinatrice nazionale DAP                           Il coordinatore nazionale Polizia Penitenziaria
Lina Lamonica                                                                 Massimiliano Prestini
 

 


 


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  1. RT @FPCGILER: È importante esserci per non dimenticare #stragediBologna #2agosto1980 https://t.co/LB1RN1OJh3... 13 ore fa 02/08/2021 10:17 1422109320590811136
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