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POCHE E BRUTTE NOTIZIE
 

  
Care compagne e cari compagni
 
Nella riunione di ieri abbiamo sottoscritto definitivamente gli accordi relativi all'apertura del "Primo Maggio" e della "notte dei Musei" che hanno passato i fatidici controlli burocratici, i quali, con la nota di approvazione, continuano a sottolineare la contraddizione dei nostri accordi con la normativa brunettiana. E noi continuiamo a sottolineare la contraddizione della normativa brunettiana con gli accordi di produttività, quelli veri, fatti di impegni verificabili dei lavoratori, e non le pagelline della scuola elementare. Precisiamo inoltre che queste somme sono adesso esigibili e possono essere poste in pagamento.
Le altre notizie sono veramente poche e non certo soddisfacenti:
Pare che sia in dirittura di arrivo la certificazione del decreto di riparto della somme FUA. Questa che potrebbe essere una buona notizia in realtà certifica un ampio ritardo e il fatto che il decreto non è ancora efficace comporterà quasi certamente la mancata possibilità di percepire le somme spettanti entro il mese di luglio per i tempi assai ristretti a disposizione degli uffici per attivare la linea del cedolino unico. Ancora una volta ci troviamo costretti a rincorrere i tempi burocratici infiniti e le insidie normative, eredità tuttora ben vive dell'ex ministro Brunetta. Una situazione sempre più inaccettabile che mira all'erogazione del salario accessorio in strutturale, costante ritardo rispetto ai tempi di maturazione. Magari per arrivare a cadenzare i pagamenti sui tempi che registriamo negli altri ministeri (dall'anno di ritardo del MEF ai tre dei più sfortunati colleghi che lavorano nelle carceri). Lo ribadiamo: in questo Ministero il salario accessorio è componente fondamentale della retribuzione, corrisponde a precise esigenze produttive e non viene certo regalato. Per questo ci saremmo aspettati un intervento politico che metta in chiaro, una volta per tutte, che il Mibac non si può permettere di pagare in ritardo e che disapplicare il contratto integrativo ha conseguenze nefaste proprio sul sistema che garantisce l'offerta di servizi ai cittadini e la loro qualità. Così come avremmo preferito illustrare direttamente al Ministro le nostre preoccupazioni e proposte.
L'altra notizia brutta è che non riusciranno a rispettare i termini previsti per la pubblicazione a luglio delle  graduatorie delle progressioni economiche. Questo per i ritardi nei lavori di alcune commissioni regionali. Ritardi di cui noi sindacati avevamo notizia ma, alle nostre richieste, erano state sempre date informazioni rassicuranti sui tempi. Adesso ci dicono che stanno aspettando il report della Commissione nazionale sull'attività svolta sinora e poi daranno una nuova data.  Naturalmente il rinvio è un fatto in sé inaccettabile, visto che i tempi li aveva fissati l'amministrazione e considerate le legittime aspettative dei lavoratori di vedere a compimento un processo in piedi da ben tre anni. E sono assai discutibili i motivi, identificati dai nostri interlocutori nella mole di documenti da esaminare: lo prevedeva l'accordo regolarmente sottoscritto dalle parti e addirittura santificato con le certificazioni.
Come potete notare una situazione che rafforza i punti di vertenza alla base dello stato di agitazione nazionale unitario e che ci deve vedere fortemente impegnati per la riuscita della due giornate di mobilitazione nazionale del 24 e 28 giugno.
Che segnano l'inizio di una fase di protesta.
 

Care compagne e cari compagni,
Il passaggio che abbiamo davanti è cruciale e riguarda sia la difesa dei nostri diritti e del nostro salario che la difesa del servizio pubblico. Per questo riteniamo che la mobilitazione debba continuare, mettendo in campo altre iniziative e valutando tutte le opzioni possibili, soprattutto in assenza di confronto politico con il Ministro. Opzioni che noi abbiamo la ferma intenzione di valutare unitariamente, ritenendo la compattezza del fronte sindacale una condizione imprescindibile in questo momento. Solo così potremo contrastare con efficacia tutti i tentativi di mortificare la dignità dei lavoratori e la qualità stessa del lavoro.
Roma, 18 giugno 2013


 
FP CGIL MIBAC
Claudio Meloni

 
 
 


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