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Campagne

CGIL e FP CGIL sulla campagna "Mettiamoci in gioco: contro i rischi del gioco d'azzardo"

 
 

 
La campagna "Mettiamoci in gioco: contro i rischi del gioco d'azzardo" è promossa da un largo cartello di associazioni: ACLI, ADUSBEF, ALEA, ANCI, ANTEAS, ARCI, AUSER, Avviso Pubblico, CGIL, FP CGIL, CISL, CNCA, CONAGGA, Federconsumatori, FeDerSerD, FICT, FITEL, Fondazione PIME, Gruppo Abele, InterCear, Libera, Scuola delle Buone Pratiche/Legautonomie-Terre di mezzo, Shaker - pensieri senza dimora, UISP.
 
Cgil e Fp Cgil ritengono di poter dare un contributo peculiare alla campagna, partendo dai diritti e dalla qualità del Lavoro.

Il boom delle varie forme di gioco d'azzardo nel nostro Paese è un fenomeno non recentissimo; esso, però, ha assunto negli ultimi anni una dimensione massiccia e, soprattutto, si sono sviluppate forme assai diffuse di vera e propria patologia sociale, con particolare riguardo a fasce di popolazione particolarmente vulnerabili, come i pensionati a basso reddito, i disoccupati, i precari, con un crescente coinvolgimento di giovani.

Fra le cause scatenanti possiamo senz'altro annoverare l'aggravarsi della crisi economica e sociale, che determina una maggiore vulnerabilità rispetto al mito del facile arricchimento; ma non può essere trascurata, da questo punto di vista, neanche la doppia responsabilità delle classi dirigenti nel nostro Paese, caratterizzate, per un verso, da una mancata o errata regolazione delle attività imprenditoriali connesse al gioco d'azzardo e, per un altro, dalla troppo frequente pubblicizzazione di modelli psicologici e culturali lontanissimi da qualsiasi etica del lavoro e caratterizzati, invece, dalla mitologia del facile successo e del facile arricchimento.

Tutto ciò impone anche al Sindacato un aggiornamento politico e culturale sul tema, per il quale vorremmo cominciare ad offrire, per singoli punti e senza la pretesa di un'analisi esaustiva, alcuni spunti di riflessione.

A. Il vuoto d' iniziativa e di cultura che si registrava su questo tema è stato di recente e in notevole misura colmato dalla campagna " Mettiamoci in gioco". Essa infatti ha raccolto, intorno a una serie di obiettivi comuni (riordino della tassazione, rafforzamento del ruolo dei sindaci, reperimento delle risorse destinate alla cura delle patologie), numerose forze diverse per natura, ruolo ed impostazione politica e culturale.
 
B. L'impegno della Cgil all'interno della campagna è stato tempestivo ed importante, nonché accompagnato dal contributo estremamente puntuale e significativo di grandi associazioni vicine alla Confederazione (Auser, Federconsumatori, Fitel).

C. La campagna ha anche cominciato ad ottenere qualche significativo risultato:

- sul piano normativo ed istituzionale il tema è stato infatti incluso all'interno della Legge 189/2012 (cosiddetto Decreto Balduzzi) con un significativo riferimento ai Livelli Essenziali di Assistenza, che però deve essere completato (non è ancora stato definito un LEA specifico né assegnate le conseguenti risorse);
 
- vi è stata una notevole visibilità e riconoscimento, anche a livello istituzionale, culminato nell'incontro con la Presidente della Camera Laura Boldrini e con relazioni in Parlamento;

- sono stati approntati degli specifici disegni di legge (Chiti e Garavini, in particolare) che contengono molti degli spunti e degli obiettivi che hanno caratterizzato fin qui la campagna;
 
- sul piano organizzativo, infine, assistiamo al ramificarsi della campagna stessa attraverso la costituzione di coordinamenti regionali: un passaggio assai importante e positivo, non privo però di nuove implicazioni politiche ed organizzative.
 
D. Tutto questo rende evidente la necessità, per la Cgil confederale, per la F.P. Cgil e per le organizzazioni ad esse vicine di meglio precisare alcuni punti che proviamo qui di seguito ad identificare:

- Un grandissimo numero di giocatori patologici, spesso insieme alle relative famiglie, si sta rivolgendo ai Sert (Servizi delle ASL per le Dipendenze) in cerca di cure e sostegno; ciò aggrava pesantemente la già drammatica situazione dei servizi pubblici per le dipendenze (precarizzazione dei rapporti di lavoro, invecchiamento degli operatori in mancanza di turn over, carenza assoluta di risorse e di aggiornamento); grande infatti è l'aggravio del carico di lavoro in termini sia qualitativi che quantitativi e, dunque, un fenomeno di per sé positivo - la presa di coscienza di una patologia specifica e curabile da parte dei soggetti colpiti e delle loro famiglie - rischia di tradursi nell'ennesimo stress per un settore del welfare italiano tanto necessario quanto sottovalutato. Di qui la necessità di specifici investimenti.
 
- Protagonista di questa vicenda non può che essere, certamente, anche il settore del privato sociale accreditato, che pure accoglie sempre più i giocatori patologici e le loro famiglie e che ha giocato un ruolo di primo piano nell'organizzazione e nella pubblicizzazione della campagna "Mettiamoci in gioco". La Cgil è però convinta, per questo come per altri settori, dell'assoluta centralità del servizio pubblico, in assenza della quale rischia di prevalere la degradazione completa del lavoro sociosanitario, magari travestita da volontariato (o, peggio, caratterizzata da dilettantismo).
 
- E' perciò necessario - e vogliamo sottolinearlo con forza - che le organizzazioni sindacali e professionali del Sert del servizio pubblico abbiano la massima visibilità all'interno della campagna; e che sia chiara l'assoluta necessità di destinare ai Sert una parte adeguata delle nuove risorse che verranno eventualmente destinate alle nuove patologie sulle quali la campagna ha sensibilizzato l'opinione pubblica. La campagna "mettiamoci in gioco" può e deve favorire una mobilitazione per dare più forza ai Sert.
 
- E' altrettanto chiaro che il "sistema integrato a "direzione pubblica" che vogliamo rilanciare (sull'assistenza ai giocatori patologici, come su altri temi) ha bisogno di un forte protagonismo del privato sociale accreditato, in assenza del quale la campagna "Mettiamoci in gioco" non avrebbe potuto avere i successi che abbiamo ricordato.
 
Ultimo, ma non meno importante, un chiarimento di natura culturale: il gioco, anche quello dove si guadagnano e si perdono dei soldi, è un'attività ineliminabile all'interno delle società moderne e complesse dentro le quali ci troviamo ad operare. I giocatori "problematici", oppure patologici, sono, ormai, purtroppo, centinaia di migliaia, ma quelli che giocano ogni tanto o spesso, per divertirsi, sono milioni, e non bisogna confondere le due cose. Su un piano più generale, bisogna sempre tener presente che una solida etica del lavoro si ricostruisce oggi difendendo il lavoro stesso (pubblico, del privato sociale e quant'altro) senza inutili scorciatoie moralistiche.

Con queste prime indicazioni e riflessioni, le strutture regionali Cgil e Fp Cgil saranno invitate a individuare i referenti che facciano parte, o addirittura ne promuovano la costituzione, dei coordinamenti regionali di "Mettiamoci in gioco".
coordinamenti regionali di "Mettiamoci in gioco".
 
p. CGIL Nazionale Stefano Cecconi, Giuseppe Bortone
p. FP CGIL nazionale Cecilia Taranto, Lorena Splendori

Roma, 9 dicembre 2013

 


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