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SBLOCCATI I FONDI FUA 2014 - NEL TRITACARNE DEL COLOSSEO E DI POMPEI
 
 

  
  Roma, 4 luglio 2014 

 COMUNICATO
 

Ieri, in apertura della seduta di contrattazione, il DG Guarany ci ha comunicato che sono stati finalmente sbloccati i fondi del FUA.. Una buona notizia, l'unica nella giornata di ieri, adesso naturalmente verificheremo in questi giorni l'emanazione del decreto di riparto 2014, in maniera da attivare la linea del cedolino unico. Al riguardo dobbiamo precisare per l'ennesima volta che in queste condizioni non vi  sono mai, se non a prezzo di infinite pressioni, garanzie nella certezza dei tempi di pagamento. Questo deriva esclusivamente dall'impianto normativo che ha costruito la linea del cedolino unico e dai ritardi endemici nell'assegnazione delle risorse FUA, a seguito del divieto sempre previsto dalla legge di autorizzare pagamenti con anticipazioni sul sistema di contabilità speciale.  Questa impasse, invece di essere giudicata "normale", dovrebbe far riflettere invece sul fallimento di una procedura che avrebbe dovuto assicurare tempestività e periodicità nelle retribuzioni accessorie. Se a questo si aggiunge che il salario accessorio è una integrazione salariale importante per i lavoratori, è del tutto normale che questo tira e molla periodico, con rincorse all'ultimo minuto per ottenere firme su variazioni di bilancio ed assegnazione di risorse ottenga l'effetto di esasperare gli animi dei lavoratori ai quali è stato oggettivamente chiesto un aumento di produttività senza avere in cambio almeno la certezza dei tempi di retribuzione. Di converso i lavoratori devono comprendere la fatica che si fa a mantenere anche questa periodizzazione semestrale sui pagamenti FUA nella competenza dell'anno: i nostri colleghi degli altri ministeri percepiscono ormai da molti anni il salario accessorio almeno con uno o due anni di ritardo e questo è il sistema che preferirebbe mantenere il MEF, poiché strumentalmente funzionale alle logiche di contenimento della spesa.
L'unica notizia buona: ieri la riunione con la controparte è stata pessima nel suo svolgimento e tutta legata all'ormai celebre vicenda del Colosseo.
Cosa è accaduto: che pur in presenza di un accordo locale sottoscritto da CGIL, CISL e UIL , i lavoratori, a fronte di quello che hanno ritenuto un vero diktat, ovvero la priorità dell'apertura prolungata del Colosseo, hanno ritirato le adesioni volontarie al progetto. Questo ci pare abbia scatenato nella nostra controparte una sorta di rincorsa al sospetto, ovvero che dietro a questo ritiro di adesioni vi fosse un piano preordinato di qualcuno finalizzato al sabotaggio del programma di valorizzazione. Non è così, il ripensamento dei lavoratori interroga in primis noi, che abbiamo sottoscritto l'accordo, ma dovrebbe interrogare anche alcuni sindacati autonomi che ieri, sulla base di una motivazione risibile, non volevano nemmeno affrontare l'argomento e qualcuno, sottoscrittore dell'accordo nazionale, non si è nemmeno presentato sul tavolo locale.
E noi ci siamo interrogati sul perchè e ci sono venute le seguenti risposte:
1.   i lavoratori hanno verificato che, a distanza di un mese e mezzo dalla serata del 17 maggio, nessuna proposta paventata ha avuto riscontro concretamente e la proposta dell'amministrazione è pervenuta solo mercoledì sera, e pertanto non c'erano i tempi per affrontare e discutere nel merito, ovvero, per andare terra terra, abbiamo perso inutilmente il tempo in chiacchiere;
2.   i lavoratori hanno giustificata paura a finire nel tritacarne mediatico che ormai avvolge qualunque avvenimento tocchi siti come Pompei e il Colosseo. Ci sarebbe da chiedersi a cosa hanno giovato alcune esternazioni pubbliche del Ministro, se non a creare un clima di aggressione mediatica al Ministero ed ai suoi lavoratori;
3.   per i lavoratori è diventata insopportabile la mancata certezza sui tempi di retribuzione del salario accessorio;
4.   i lavoratori vogliono garanzie sulle procedure di sicurezza adottate sia per i prolungamenti di orario, che sono stati rimodulati per il Colosseo dalle 19.00 alle 21.00 e per la domenica in cui è previsto l'ingresso gratuito dei cittadini. Rassicurazioni peraltro pervenute nel corso della riunione: le aperture saranno contingentate, con prenotazione preventiva e sarà assicurata la sicurezza all'esterno del sito.

Questi elementi si assommano ad altri che sono inseriti nelle dinamiche locali e nel clima lavorativo interno.
Noi naturalmente non abbiamo la palla di vetro ma, a differenza del recente passato, alcune precisazioni ricevute sulla proposta dell'Amministrazione e la nostra proposta, avanzata dalla FP CGIL Roma e Lazio, di utilizzo di personale di vigilanza distaccato dalla Provincia nel numero di 30 unità, possono dare uno sbocco positivo a questa situazione già la prossima settimana, avendo calendarizzato un incontro sulla questione.
Per questo ci permettiamo di appellarci ai lavoratori affinchè aderiscano al progetto, e ci assumiamo volentieri la responsabilità di impegnarci affinchè la prossima settimana vi siano le prime risposte concrete rispetto alla carenza del personale senza penalizzazioni per il personale interno.
 
In questo tritacarne sono finite le relazioni sindacali: il Capo di Gabinetto ha ieri, con una dichiarazione pesante, sospeso il confronto sulle relazioni sindacali, motivando la sospensione con le vicende di Pompei e del Colosseo. Una presa di posizione che noi giudichiamo grave ed incomprensibile sotto diversi profili e che certamente, considerata l'autorevolezza della fonte, pone nuovi ostacoli alla ripresa di un dialogo che invece sembra incanalarsi in un percorso costruttivo.
Al Capo di Gabinetto vogliamo semplicemente dire che sottovalutare o legare alle questioni più generali il comprensibile disagio vissuto dai lavoratori è un grave errore e certamente non aiuta a ripristinare un clima di fiducia collettiva.
La seconda considerazione che ci permettiamo di fare è che il protocollo di intesa sulle relazioni sindacali non ha il carattere di alcuna concessione alle parti sociali. Noi semplicemente ci basiamo sull'efficacia di un sistema relazionale che è riuscito ad affrontare, nell'interesse dei lavoratori e dell'amministrazione, la sfida della valorizzazione in una condizione di delegittimazione normativa, di progressiva compressione dei livelli occupazionali e di declino strutturale. Se l'Amministrazione ha intenzione di mantenerlo e valorizzarlo, bene, altrimenti si assumerà la responsabilità di cassarlo con tutte le conseguenze che ne derivano.
La terza ed ultima osservazione riguarda più in generale il fatto che non si può concepire che il sindacato si faccia garante delle politiche dell'amministrazione presso i lavoratori. Non è così e d'altronde la strutturazione dell'attuale modalità politica di relazione con le parti sociali lo esclude. La dinamica del confronto sociale in questo momento non può prescindere dalla rivendicazione dell'autonomia dell'azione sindacale esattamente allo stesso modo con il quale la politica ha rivendicato la sua di autonomia. Questo per un principio basilare di rappresentanza di interessi specifici dei quali i sindacati sono portatori, tramite il processo di rappresentanza democratica ed elettiva che è quello che legittima la nostra rappresentanza perlomeno finchè nel nostro paese resterà in vigore una legge sulla rappresentanza. In tale ambito abbiamo dato ampiamente prova di responsabilità, consci del valore del servizio pubblico che il MIBACT è tenuto a garantire ai cittadini, ma certo non si può chiedere che un sindacato snaturi la propria azione o garantisca che non vi sia legittimo dissenso da parte dei lavoratori anche nei confronti di accordi che noi sottoscriviamo ai vari livelli.
 
Sempre in tema di tritacarne ci è capitato, in questi giorni bui, di imbatterci in altri 2 articoli assai esemplificativi sulla vicenda di Pompei: il primo, sempre del "Giornale" di Feltri, è di un giornalista che è andato nel sito, ha rubato alcuni reperti, ed è uscito dal sito andando trionfalmente a consegnare la refurtiva ad un ex PM in pensione, attuale assessore alla legalità del Comune di Pompei. Tutto questo per dimostrare la presunta inesistenza di controlli. Ci chiediamo: il giornalista in questione ha commesso o meno un reato? E , se lo ha commesso, perchè nessuno lo denuncia? Nel merito delle affermazioni contenute nell'articolo del giornalista "ladro", nemmeno vogliamo intervenire, tanto è palese la strumentalità del suo attacco ai lavoratori ed all'Amministrazione. Ma l'idea che si possa commettere impunemente un reato grave, indipendentemente dalle motivazioni che possono spingere a farlo, e rimanere impuniti, ci lascia francamente sconcertati
Il secondo articolo è di "Italia Oggi" e consiste in un singolare attacco alla nostra Segretaria Generale Susanna Camusso, che sarebbe la cattiva a differenza dell'amico Bonanno, che invece sarebbe il buono. Motivando questa attribuzione caratteriale esattamente con il fatto che la CISL ha commissariato la sua rappresentanza locale a seguito delle famose assemblee di Pompei e la CGIL no. Insomma il giornalista non sa, o finge di non sapere, che noi non abbiamo mai aderito a quelle assemblee, anzi ci siamo pubblicamente dissociati criticando la strumentalità di quelle agitazioni, tramite un comunicato stampa congiunto Nazionale, Territorio e Posto di lavoro. E sul tema sono più volte intervenute la compagna Dettori, nostra Segretaria Generale e la stessa compagna Camusso con prese di posizione precise e chiare di dissenso verso queste forme di lotta.  Ma cosi va, si utilizzano informazioni false per attacchi politici conditi da pregiudizi vergognosi.
Eccolo il tritacarne, sempre pronto ad approfittare per scopi estranei al diritto all'informazione. E su questo siamo chiamati tutti, Sindacali, Amministrazione e Lavoratori, a riflettere.
 

Claudio Meloni
FPCGIL Nazionale MIBAC
 

 
 


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