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Immigrazione: le proposte della FP CGIL


Immigrazione un impegno unitario dei sindacati europei
per un cambio delle politiche, dai respingimenti all'accoglienza

Le proposte della Fp Cgil



Il drammatico esodo di migliaia di persone in fuga da guerre e fame, non è il frutto di circostanze eccezionali o di cause improvvise e imprevedibili. Il persistere di grandi differenze economiche e sociali tra Paesi ricchi e Paesi poveri, la sempre più grande sperequazione nell'accesso a fonti di energia e all'acqua, il tutto associato all'intensificarsi di conflitti in sempre più vaste aree del Nord e centro Africa e del Medio Oriente hanno accentuato il carattere "strutturale" dei fenomeni migratori verso l'Europa, fenomeni che nessuna barriera e nessunachiusura delle frontiere sarà in grado di contrastare. Non si può più - quindi - considerare e affrontare il tema dell'immigrazione come questione emergenziale, è necessario costruire una politica europea dell'asilo e dell'accoglienza che dovrà dispiegarsi e produrre scelte conseguenti per i prossimi anni, forse per i prossimi decenni; ma soprattutto occorre che le istituzioni sovranazionali e i governi riconoscano che il permanere di squilibri economici tra condizioni di povertà esistenti in diverse zone del mondo e i cosiddetti Paesi ricchista rendendo duratura la ricerca di nuove e, per quanto possibile, migliori condizioni di vita da parte di una umanità disperata.

Si sta affermando in Europa un concetto, un modo di pensare che suddivide gli immigrati in migranti economici e profughi come se ci fosse una graduatoria della sofferenza, come se l'una condizione non fosse figlia dell'altra, come se le guerre, anche quelle etniche e religiose, non fossero determinate da cause economiche o come se queste non sussisterebbero una volta terminato un conflitto.
Tutte le Organizzazioni Sindacali associate nella EPSU e nella CES debbono misurarsi unitariamente, senza esclusioni né riserve, con questa mistificante rappresentazione del fenomeno e, senza ripetere le attuali gravi divisioni politiche fra i Paesi europei (vedi Ungheria, Germania, Gran Bretagna, Austria, Paesi scandinavi, ecc.) dovranno essere in grado di costruire una piattaforma condivisa che definisca il profilo dei servizi per l'immigrazione e l'accoglienza. Alle altre OO.SS. Europee, a tutte le Organizzazioni sindacali vorremmo, a questofine proporre il lancio di una Carta Europea dei Servizi per l'immigrazione e l'accoglienza che preveda, accanto alla riaffermazione di valori democratici e di civiltà, "costitutivi" dell'Unione Europea, l'indicazione di una serie di standard minimi di qualità dei servizi in grado sia di garantire il diritto d'asilo, sia di accogliere, supportare e integrare gli immigrati "economici". Collegati a questi standard andranno definiti i contorni di un lavoro di qualità, pubblico e privato, e le condizioni organizzative e materiali dei servizi, che ciascun Paese europeo, chetutti i Paesi europei, dovranno garantire.

Occorre da subito dare risposte politiche, culturali e organizzative:-in primo luogo assumendo iniziative forti nei confronti delle istituzioni e dei governi europei per avviare la costruzione di corridoi umanitari che pongano fine alla tratta degli essere umani e consentano una migrazione in sicurezza;-poi, riconsiderando i diversi trattati in materia di immigrazione e giungendo alla definizione di procedure che configurino la possibilità di un permesso di asilo europeo che consenta la libera circolazione all'interno dell'area Schengen. Accanto alle iniziative politiche va riorganizzato il sistema dei servizi modificando l'approccio che fino ad oggi ha caratterizzato le scelte dei diversi governi europei, compreso il nostro. Bisogna passare da un'idea fallimentare di contenimento del fenomeno come azione di contrasto all'emergenza che ha prodotto l'aberrante condizione dei mega centri di accoglienza inumani, dei tempi di attesa lunghissimi, dei respingimenti manu militari e dei rimpatri a un concetto di accoglienza diffusa sul territorio e favorita da progetti di inserimento sociale diretti a modificare culturalmente, anche attraverso la contrattazione sociale e territoriale, l'accoglienza nei territori da parte dei cittadini, avviando processi di integrazione, a partire dal sistema scolastico.

Come FP CGIL abbiamo un doppio ruolo in questo quadro: In quanto cittadini democratici, riteniamo vitale la rappresentanza di diverse istanze sociali, etniche e culturali e, quindi, riteniamo necessario che le politiche in tema di immigrazione siano quanto più inclusive. Siamo impegnati nel contrastare le tensioni diffuse nei territori e alimentate da un "sentimento" di chiusura verso l'altro su cui le destre fanno affidamento e che rischia di minare alle fondamenta la democrazia e la convivenza civile nel nostro Paese e in Europa. La nostra idea di Europa è quella che, in contrasto alle iniziative di chiusura e repressione assunte da alcuni governi (come quello ungherese e danese), si è espressa in un grande movimento spontaneo di solidarietà da parte dei cittadini che hanno reagito all'intransigenza dei propri governi sollecitando il superamento delle politiche restrittive.

- Siamo interessati da questo fenomeno anche come donne e uomini impegnati nei servizi investiti dal fenomeno migratorio, dall'accoglienza, alla concessione dello status di rifugiato, al rilascio dei permessi di soggiorno. Riteniamo che per dare risposte di civiltà sia necessario che l'accoglienza e la gestione delle richieste di asilo abbiano un attenzione specifica da parte del governo e vengano rafforzati i servizi all'immigrazione in modo da riconsegnare valore umano alle tante persone che chiedono solo di vivere una vita degna. Poiché conosciamo, come rappresentanti di questi lavoratori pubblici e privati, la realtà del fenomeno, ci permettiamo come Organizzazione sindacale di fare proposte concrete per rendere più efficace ed efficiente tutto il sistema dei servizi all'immigrazione. Rileviamo come il problema più drammatico al momento sia l'accoglienza e la gestione dei richiedenti asilo. I cittadini immigrati sono ospitati in strutture di emergenza come i Centri di Accoglienza Straordinaria o nei Centri di Accoglienza Richiedenti Asilo, in condizioni igieniche e organizzative inaccettabili, oltre i limiti della capienza, gestiti da organismi sui quali, di certo, occorre fare una più attenta azione di controllo, ad iniziare dagli affidamenti di appalti, resi inefficaci dal costante ricorso a gare al massimo ribasso che, accompagnati al mancato rispetto dei contratti di lavoro degli operatori, stanno determinando il rapido e progressivo degrado dei servizi resi. Inoltre le gare di appalto vengono gestite nei territori dalle Prefetture con procedure di urgenza che non sempre riescono a garantire impermeabilità all'infiltrazione di fenomeni di criminalità organizzata e corruzione; cambiare passo e rafforzare i sistemi di controllo, quindi, per garantire dignità agli ospiti e per impedire le speculazioni del malaffare.

Il Ministero dell'interno, competente in materia di immigrazione, si è attrezzato, per affrontare la questione dei richiedenti asilo, con l'istituzione di Commissioni territoriali e sezioni di queste nei territori ma il risultato non è stato sufficiente nonostante l'impegno dei lavoratori. L'alto numero di richiedenti, le dotazioni organiche delle Commissioni non definite e comunque insufficienti, determinano tempi di attesa lunghissimi e, conseguentemente, costi elevati per la gestione dei centri di accoglienza. Nell'immediato vanno definite procedure rapidissime per la concessione del diritto di asilo, e qualora - identificati con certezza i richiedenti - le amministrazioni responsabili tardino nell'emissione dell'atto, anche ricorrendo ad una sorta di "silenzio-assenso" e al commissariamento ad acta con procedura d'urgenza. Sosteniamo questa richiesta consapevoli che sul territorio i servizi dispongano già adesso di personale in grado di rispondere con tempestività ed efficacia, a condizione che vi sia una assunzione di responsabilità e di conseguente impegno di amministratori e dirigenti a procedere - "qui e subito" al superamento di "pigrizie" burocratiche e comportamenti insipienti. Va ridefinito l'intero sistema immigrazione impiegando risorse in iniziative di più ampio respiro che investano ogni segmento della questione dagli ingressi alle politiche abitative, dall'istruzione alla salute con la costruzione di una politica dell'integrazione che elimini le tensioni sociali.

In questo senso riteniamo utile che:
· sia affermato il carattere pubblico dei soggetti e delle istituzioni che debbono intervenire nella definizione dei servizi e nelle decisioni strategiche che riguardano sia i servizi che le politiche per i migranti e i richiedenti asilo. Tale identità è garanzia di equità e legalità e, in moltissimi casi, di efficaciadelle azioni;
· i C.A.R.A. vengano dismessi per costruire piccoli centri di accoglienza diffusi sul territorio per il primo intervento. Non abbiamo bisogno di grandi complessi come quello di Mineo destinati a diventare, per le cattive volontà della politica e per l'intervento anche di interessi malavitosi, veri e propri campi di concentramento. Dovranno realizzarsi centri di piccola dimensione e diffusi sul territorio nazionale, centri "aperti" e trasparenti, in cui informazione e operatori sociali e culturali siano ammessi a verificarne qualità, dignità e appropriatezza; · i bandi di gara per gli appalti escludano il massimo ribasso e contengano la clausola sociale di salvaguardia dei posti di lavoro e, nei cambi di appalto, prevedano esplicitamente il mantenimento del CCNL e la continuità nella regolamentazione del rapporto di lavoro in essere;
· si confermi e rilanci il ruolo della Croce Rossa Italiana, così come definito dalla normativa vigente e si promuova la progettazione e il lavoro della cooperazione e del privato sociale, nonché del vero volontariato, per garantire i necessari livelli di assistenza;
· si proceda al rafforzamento degli uffici degli UTG-Prefetture dedicati al controllo e verifica delle procedure di appalto dei servizi di gestione dei centri di accoglienza;
· si definiscano delle piante organiche delle commissioni territoriali per la protezione internazionale;
· ripartano le procedure di stabilizzazione dei lavoratori a tempo determinato impiegati presso gli sportelli unici per l'immigrazione;
· si apra immediatamente un tavolo paritetico per l'elaborazione di un piano straordinario di assunzioni finalizzato al completamento delle dotazioni organiche degli uffici interessati al fenomeno immigrazione;
· si ridefiniscano le competenze e le responsabilità delle diverse Amministrazioni interessate dal fenomeno immigrazione, individuando le specifiche funzioni e promuovendo forma di coordinamento effettivo;
· si rilancino politiche per le abitazioni, per l'istruzione e per la salute che si pongano anche l'obbiettivo dell'accoglienza e dell'integrazione dei migranti.
· si produca innovazione anche nella formazione e utilizzo di specifiche capacità professionali e la previsione di nuovi "lavori" integrati nei servizi che debbono gestire anche diritti e trattare bisogni dei migranti; pensiamo ad esempio all'attivazione, diffusa in tutti i servizi di prossimità - a partire da quelli sanitari e dell'istruzione - dei mediatori culturali.
· si apra alla contrattazione territoriale e sociale per definire e concertare i contenuti e l'agenda degli interventi, in tutti i territori interessati, da parte delle Amministrazioni (centrali e territoriali).
· si producano scelte concrete, passando per la concertazione di misure precise e la sigla di specifici protocolli territoriali con le rappresentanze sindacali confederali e delle categorie interessate (a partire da Pubblico Impiego e Agricoli/Alimentaristi) per rendere effettivo l'impegno alla lotta al caporalato che, proprio sullo sfruttamento dei migranti, fonda in molte zone del Paese la propria ignobile attività. Ribadiamo su questo punto la centralità dei servizi pubblici per l'impiego e il collocamento, unici soggetti che garantiscano al tempo efficacia e legalità. Facciamo richiamo in questo senso al manifesto congiunto FP-FLAI "Sgombriamo il campo".

Anche per queste considerazioni non possono essere accettabili politiche come quelle che si traducono nella cosiddetta "riforma" Madia e nel decreto di riorganizzazione del Ministero dell'Interno. Invece di realizzare reti diffuse nei territori e integrate di servizi a disposizione del welfare e dell'accoglienza, si prosegue (e in modo schizofrenico) a politiche di taglio e di ritirata dello Stato; politiche che lasciano cittadini e territori più soli e più poveri. Per questa via si alimentano, invece che combattere, fenomeni di arretramento culturale e di recrudescenza di xenofobia e razzismo. Il governo nazionale e le Amministrazioni territoriali abbiano il coraggio di affrontare con scelte e investimenti importanti quello che, ripetiamo, non può più essere considerato uno stato di emergenza bensì una condizione "normale" e strutturale per il nostro Paese e per tutta Europa.

Ancora più forti sono quindi le ragioni del nostro contrasto a tali politiche e più urgente la necessità di costruire una posizione e una mobilitazione diffusa del sindacato e delle rappresentanze delle lavoratrici e dei lavoratori pubblici e privati nel nostro Paese e in Europa.

Il modello può essere quello dell'iniziativa "a piedi scalzi", di grande seguito perché di valore politico e ideale alto. E' il momento per tutti i sindacati di porsi alla testa di questi movimenti in tutto il Continente, anche del Nord e all'Est dell'Europa, dove sono più forti le tensioni e i rischi di un grave arretramento politico e di spinte razziste e fasciste, dimenticando la drammatica lezione che la storia del Novecento ci ha purtroppo consegnato.

La Segreteria della Funzione Pubblica CGIL

 
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