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Auguri di Natale della Cgil (e quelli del Ministro Poletti, al quale le otto ore sembran poche)
 

Ebbene si, a tutti - ma proprio a tutti -auguri di buon Natale, vacanze, riposo o quel che preferite: quest'anno è stato duro ma, per fortuna, qualche giorno di ferie ci consentirà di recuperare la serenità durante le festività natalizie! Però -c'è sempre un però! -anche quest'anno c'è più di una nota stonata che guasta le feste: non bastava il rinnovo contrattuale che aspettiamo da sei anni e che non arriva, ma qualcuno ce ne aggiunge del suo. E, per questo motivo, come lavoratori, vogliamo concludere l'anno concentrando l'attenzione su un'unica vicenda che è stata trattata dai media senza attribuirle la gravità che merita. Di cosa si tratta? Presto detto: proprio qualche giorno fa il ministro del Lavoro ha esternato il proprio "Poletti-pensiero", che si può riassumere così: bisogna partecipare in maniera attiva e responsabile all'attività aziendale ed alla produzione del valore, attraverso un lavoro da considerare semplicemente un'attività umana, che si può fare in mille posti e in mille modi.
Evidentemente, a Poletti "otto ore sembran poche". E, se la sintesi è corretta, è invece normale, subito dopo averla letta, sentirsi un po' come nei panni di Cipputi. Secondo Poletti quindi, non bastassero le sciagure presenti il ministro preannuncia anche quelle future. Studiare tanto - e, soprattutto, farlo bene -vuol dire solo perdere tempo. L'importante è prendere 'sto benedetto pezzo di carta, che dia niente di più che conoscenze immediatamente spendibili per trovare un lavoro da svolgere ovunque ti trovi, a qualunque orario, senza sapere quanto guadagni esattamente. Il tentativo di mistificare il quotidiano sfruttamento con romanticherie quali "il lavoro è un'attività umana", che perciò "si può fare in mille posti", non riesce a nascondere i riferimenti ad un lavoro basato sul cottimo ed in condizioni peggiori di quelle dei nostri padri. Certo, il ministro Poletti ha provato a correggere il tiro.
Alla Luiss aveva invitato i ricercatori a studiare il tema del superamento del contratto di lavoro basato sull'orario di lavoro, da sostituire con un altro che abbia come riferimento "la misura dell'apporto dell'opera"; pochi giorni dopo, davanti ai giornalisti, Poletti afferma di non riferirsi al cottimo ma ad una "partecipazione attiva e responsabile del lavoratore alla propria attività di lavoro, alla produzione del valore e dell'opera che realizza".
Ma, se linguaggio si è fatto più aulico, il senso rimane intatto: il salario o lo stipendio del lavoratore deve essere legato al suo rendimento. Quanto è distante il senso delle affermazioni di Poletti da quelle del presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi che parla di salario legato alla produttività e alla flessibilità o da quello aberrante - e a noi tutti tristemente noto - dell'ex ministro Brunetta? Cos'ha di diverso l'idea del ministro del Lavoro, rispetto a quella di Marchionne di salario legato agli obiettivi aziendali?
Le risposte, ovviamente, sono scontate: non c'è differenza. Per ora noi ci limitiamo ad archiviare le affermazioni di Poletti come dovute ad un colpo di freddo. Ma noi della Cgil vogliamo rimanere concreti e, quindi, lo invitiamo a pensare al fatto che in Italia, da tempo, non c'è un solo prodotto tecnologico di larga diffusione, comparso sul mercato negli ultimi decenni, per i quali in Italia si faccia anche produzione oltre che consumo. Oppure che il tema della sicurezza (per esempio) è un diritto ed è bene parlarne. E quindi il furbo di turno si rivela tristemente per quello che è in realtà: dannoso per se stesso e per gli altri, da mettere al bando. Facciamone un buon proposito per l'anno nuovo. Stai a vedere che forse, una volta tanto, l'Italia imparerà la lezione che la correttezza paga sempre? A tutti, quindi, buone feste!
Roma, 21 dicembre 2015

p. la FP CGIL Mipaaf
Savino Cicoria
   

 
 
 
 


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