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Giù le mani dalle pensioni di reversibilità

 
Alcune riflessioni:
  
L'attacco alle pensioni di reversibilità indebolisce lo stato sociale e la solidarietà. La civiltà di un paese si misura dal grado di copertura dei rischi sociali. Uno dei primi impulsi alla costruzione dei sistemi pensionistici europei fu dato dalla necessità, di fronte all'esorbitante numero degli infortuni sul lavoro o appena post pensione, di assicurare un reddito ai superstiti per affrancarli dall'assistenzialismo e dalla pubblica carità. Il diritto di sopravvivenza per le vedove, figli e persone a carico divenne un diritto soggettivo costituzionalizzato ( art. 38).
Il prelievo contributivo infatti, è determinato in base alle aspettative di vita dei lavoratori e dei congiunti e si basa sul sistema a ripartizione.
La legge di riforma sulle pensioni, la legge Dini del 1995, stabilì che in caso di pensione indiretta o reversibile, se il superstite possiede altri redditi, essa viene ridotta del 25% se oltre alla pensione si ha un reddito annuo superiore a tre volte il trattamento minimo Inps (€19.612), del 40% se ha un reddito annuo superiore a quattro volte il trattamento minimo che per il 2016 è pari a € 26.120 e infine del 50% se ha un reddito annuo superiore a cinque volte il trattamento minimo che per il 2016 è pari a € 32.630. Questa riduzione non si applica in presenza di figli inabili o minori.
Mentre erano in corso tentativi per rimodulare in senso favorevole le fasce di decurtazione, furono introdotte delle norme limitative per la fruizione della pensione ai superstiti con le cosiddette norme anti-badanti. Le decurtazioni, previste dalla legge 111/2011, hanno avuto effetto dal 1 gennaio 2012 e consiste già in un taglio della pensione di reversibilità per coloro che abbiano contratto matrimonio da meno di dieci anni con un consorte sopra i 70 anni, o comunque più anziano di 20 anni.
Le pensioni di reversibilità, nei casi descritti, sono tagliate del 10% per ogni anno che manca al raggiungimento dei dieci anni di matrimonio. Se alla morte del consorte il matrimonio era valido da cinque anni, ad esempio, la decurtazione è del 50% anche se nessun taglio, però, è previsto in caso di presenza di figli minori, studenti o inabili.
In un disegno di legge delega del Governo le reversibilità vengono considerate prestazioni assistenziali e non più previdenziali. Non sono più un diritto soggettivo ma legate allo indice Isee, per il quale conta il reddito familiare e non quello individuale; ciò anche a prescindere dai contributi versati.
E' un ulteriore duro colpo specie per le donne che già subiscono una diversità previdenziale di genere destinata ad acuirsi dai mutamenti del mercato del lavoro.
L'inoccupazione e la disoccupazione colpisce in misura maggiore le giovani donne che si troveranno svantaggiate ulteriormente nel futuro.
Contro questo ennesimo tentativo di distruzione del welfare previdenziale la Cgil si è subito mobilitata per la cancellazione di questa parte del disegno di legge in esame.  



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