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Medici licenziati ad Empoli, sanzioni nel contratto per i DG inadempienti

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Dichiarazione di Massimo Cozza, segretario nazionale FP CGIL Medici

Il mancato reintegro a tuttoggi dei medici licenziati in modo illegittimo ad Empoli, assume sempre di più i contorni di un caso nazionale.

La nostra solidarietà è sempre rivolta in primo luogo ai due colleghi, ma anche a tutto il sindacato regionale ed aziendale che si sta battendo per mettere la parola fine ad una vicenda foriera di cattive notizie per tutti i dirigenti medici e veterinari che lavorano nella sanità pubblica.

Molti i diritti calpestati. Il più plateale è il mancato rispetto del contratto, proprio nel punto centrale di tutela dai licenziamenti arbitrari. Proprio per questo è stato istituito in ogni Regione, già nel contratto nazionale dell'8 giugno del 2000, un Comitato dei Garanti, con il Presidente nominato dalla Regione, un secondo componente nominato sempre dalla Regione sentiti i direttori generali delle aziende, ed un terzo dai sindacati.

Ebbene ad Empoli, il parere del Comitato, obbligatorio e vincolante, in merito alla proposta di licenziamento dei due medici, è stato negativo. Nonostante ciò, il direttore generale ha proceduto con il licenziamento.

Si tratta di una provocazione, che lede il corretto svolgimento della vita civile, il giusto rapporto tra istituzioni e lavoratori, presa all'ombra degli slogan della malasanità e dei fannulloni, di una deriva aziendalistica e di un esasperato federalismo. Inaccettabile.

Minimizzare il fatto vuol dire lasciare alla discrezionalità del Direttore Generale anche la facoltà del licenziamento, quando questa è stata invece chiaramente normata nel contratto. E la possibilità di rivolgersi al Giudice del Lavoro e della reintegrazione, non cambia nulla rispetto alla picconata inferta ad Empoli al contratto nazionale.

Su questo terreno non dobbiamo arretrare, ma, in uno spirito sindacale unitario, vanno portate avanti tutte le iniziative necessarie per riaffermare la centralità del contratto nazionale, che non può e non deve essere calpestato, in un imbarazzante silenzio delle istituzioni regionali e nazionali, proprio quando si colpisce in modo arbitrario il diritto al lavoro.

Annunciamo pertanto, fin da oggi, che nel prossimo rinnovo chiederemo l'introduzione di sanzioni per i direttori generali che non rispettano il contratto nazionale. Pacta sunt servanda.


Roma, 28 giugno 2007



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