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Mibact: Osservazioni al DM Soprintendenze Speciali


Signor Capo di Gabinetto  
A differenza di quanto espresso nei confronti del DM di rimodulazione degli orari, il quale conteneva una materia del tutto attinente al sistema di relazioni sindacali, appare complicato per noi produrre osservazioni che non siano sull' impianto della riforma e sulle conseguenze che le scelte riorganizzative avranno sulle condizioni di lavoro e sull'efficacia dei cicli di tutela. Ma la valutazione preliminare non può che essere sul metodo di produzione legislativa delle norme che hanno via via modificato l'assetto originario proposto dal DPCM 171/2014. Nel senso che ci ritroviamo ancora una volta con un provvedimento normativo introdotto surrettiziamente nell'iter della legge di stabilità. Con un emendamento che, è bene ricordarlo, era stato inizialmente respinto nel suo iter parlamentare per poi trovare accoglimento ed approvazione da parte del Parlamento. Un metodo che non esitiamo a definire antidemocratico: scelte organizzative di tale rilevanza dovrebbero maturare dopo un ampio e serrato confronto non solo con le parti sociali, ma con tutti i settori della società che hanno a cuore le politiche sul patrimonio culturale. Anche il richiamo agli standard internazionali ci pare del tutto pretestuoso, ancorché previsto dalla normativa di riferimento: l'adeguamento agli standard è già stato operato dal DM musei, nella identificazione della struttura organizzativa di ciascun Museo.  Inoltre appare del tutto singolare questa modalità di procedere a strappi sulla strada di una riforma controversa e che determina ad ogni strappo la necessità di nuovi interventi sulla carne viva dell'organizzazione dei cicli produttivi. Ci si chiede ad esempio il motivo per cui una tale decisione non sia stata assunta nell'ambito delle norme approvate nella legge di stabilità 2016, che pure era intervenuta in modo chirurgico in gran parte sulla Soprintendenza Speciale di Roma e su Pompei. Tenendo peraltro conto che la nuova norma interviene su strutture organizzative in piena fase di trasformazione con misure che adesso, alla luce dei nuovi interventi, dovranno essere riformulati. Pertanto noi non possiamo che ribadire la nostra ferma contrarietà ad interventi che hanno operato in modo radicale ed ideologico una separazione artificiale tra i cicli di tutela e quelli di valorizzazione del nostro patrimonio culturale. in particolare intervenendo e modificando strutturalmente le due Soprintendenze simbolo della tutela del nostro patrimonio culturale, operando in un caso una scomposizione organizzativa di cui appare del tutto complicato comprenderne la logica e nell'altro caso un ennesimo intervento di modificazione di un assetto organizzativo che prefigura la soppressione della Soprintendenza e la sua trasformazione in museo autonomo. Lo schema di decreto prevede la costituzione di un nuovo ente dotato di autonomia, il Parco Archeologico del Colosseo ed il mantenimento della Soprintendenza Speciale che assorbe la BEAP Roma, perdendo definitivamente il circuito di valorizzazione ad essa assegnato ad eccezione di alcuni siti esterni al perimetro territoriale assegnato e le Terme di Caracalla. Una ulteriore operazione di scomposizione di un territorio nel quale l'archeologia è parte integrante del tessuto urbano che chiude una fase nella quale la gestione unificata ed integrata del territorio aveva garantito grandi risultati in termini di fruizione, un ampliamento esponenziale dell'offerta culturale, una gestione di eccellenza dei siti ad essa assegnati. Di questa operazione vanno sottolineati due aspetti: il primo riguarda l'assoluta insufficienza degli investimenti organizzativi che dovrebbero accompagnare un progetto di tale portata. Il costo zero previsto dalla riforma si traduce in una semplice ripartizione del personale attualmente in forza, del tutto insufficiente a far fronte alle complesse sfide organizzative che la riorganizzazione prevede: la moltiplicazione dei centri di spesa, l'insufficienza strutturale di personale in tutti i cicli lavorativi, la fine del ciclo integrato tutela e valorizzazione che ha come conseguenza la ripartizione del personale tecnico scientifico già insufficiente a garantire le funzioni nei cicli integrati, la questione logistica, in riferimento alla necessità di individuazione delle sedi dei nuovi Uffici, la necessità di rideterminare gli organici teorici. La costituzione del nuovo Parco Archeologico dell'area centrale interviene peraltro anche sul territorio gestito dal Comune di Roma, riproponendo, in modo quasi autoritativo, la logica che aveva portato all'operazione mai conclusa del Consorzio. L'operazione prevista per Pompei non è affatto, come dichiarato dal Consigliere Casini, una operazione di mero restyling nominale: semplicemente anticipa la trasformazione di quella struttura organizzativa in un museo autonomo, con il conseguente assoggettamento di questo Ufficio alla DG Musei,  e diventa l'ennesimo intervento di modifica, anche questo poco giustificato dai risultati della gestione del sito con lo strumento della Soprintendenza Speciale. Anche in questo caso appare paradossale la rivendicazione dei risultati dei lavori di messa in sicurezza e ampliamento della possibilità di fruizione e si abbandona un modello del tutto funzionale alle caratteristiche del sito per declinarne una nuova identità per la quale viene messo in discussione il fondamentale principio di tutela la cui mancanza era stata la causa principale del suo passato declino organizzativo. Per questi motivi, sig. Capo di Gabinetto, noi non possiamo che esprimere netta contrarietà a questo intervento di ristrutturazione e certo non sono sufficienti gli aggiustamenti fatti in corsa rispetto al mantenimento della Soprintendenza Speciale e la decisione di prevedere il riversamento di una quota degli incassi dei siti a maggior fruizione. Una attenzione frutto anche delle pressioni e valutata meramente per una questione di immagine, in particolare rispetto alla prima ipotesi di soppressione della Soprintendenza Speciale. Il risultato è l'ulteriore  ridimensionamento dei settori della tutela che perdono altre due posizioni dirigenziali, che vengono cedute nel primo caso di Pompei al settore Museale e nel caso romano al Segretariato Generale. Pertanto, come può immaginare, non possiamo certo produrre proposte di modifica di un impianto definito e coerente con un visione organizzativa che noi non abbiamo mai condiviso e che, a nostro avviso, produrrà nel medio periodo e una volta esaurita la bolla mediatica della retorica dell'aumento dei visitatori, grandi guasti al tessuto organizzativo di un Ministero per il quale non vengono affrontati i nodi strutturali del declino organizzativo. Ci permettiamo pertanto una unica proposta: ovvero il recupero della posizione dirigenziale derivante dalla soppressione della Beap Roma ai settori degli Archivi e delle Biblioteche. Riteniamo del tutto ridondante la proposta di rafforzare ulteriormente le strutture centrali: se il Segretariato Generale ha necessità di avere un'altra posizione dirigenziale si può operare razionalizzando la struttura centrale e non certo sottraendo risorse a settori già del tutto mortificati e residualizzati da questi interventi di riorganizzazione. Sarebbe un segnale, ancorchè minimo, certamente apprezzabile. Infine dobbiamo comunicare la sospensione della partecipazione della scrivente O.S. al tavolo tecnico di monitoraggio della riforma, in attesa del confronto sulla verifica del funzionamento degli accordi in materia di relazioni sindacali del tutto disattesi in molti Uffici dell'Amministrazione. Ricordiamo che abbiamo chiesto un intervento urgente segnalando situazioni di conflittualità derivanti da scelte illegittime ed in pieno contrasto con gli accordi sottoscritti in sede centrale. In questa sede le segnaliamo i casi più urgenti, ovvero il comportamento del Direttore della Galleria Borghese che dispone aperture e prolungamenti di orario in assenza di minime misure di sicurezza e la decisione del Direttore del MANN di Napoli di modificare l'inquadramento giuridico di 17 dipendenti sulla base di motivazioni pretestuose e del tutto ignorando gli obblighi derivanti dagli accordi sottoscritti a livello nazionale. Abbiamo più volte chiesto un intervento volto a riportare questi comportamenti, che non esitiamo a definire irresponsabili, nell'ambito delle corrette relazioni tra le parti e addirittura rispetto all'evidente eccesso di potere decisionale travalicante i limiti previsti per l'esercizio della funzione dirigenziale. La FP CGIL chiede il pieno rispetto delle regole che ci siamo dati, un sistema di governance dell'organizzazione che sia coerente e, al momento, dobbiamo registrare persino il mancato rispetto delle vie gerarchiche interne. In queste condizioni e sino a quando permarranno la scrivente O.S. non ritiene di poter partecipare a confronti sui processi di riorganizzazione che non siano direttamente attinenti alle prerogative sindacali previste dal vigente ordinamento.  

FP CGIL Nazionale MIBACT       
Claudio Meloni  
                                                                                                            



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