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FATTI E MISFATTI AL MIBACT


Nell'attesa delle risposte alle nostre varie richieste, nelle more dell'avvio concreto del confronto su FUA e progressioni economiche 2017, in attesa della pubblicazione delle graduatorie definitive delle progressioni 2016 e del bando di mobilità volontaria, spendiamo un po' di tempo per segnalarvi alcuni fatterelli non proprio edificanti:  
 Alla Fiera (delle vanità)  è di questi giorni la notizia che la sempre più inarrivabile Direttrice della Galleria Borghese ha deciso di inviare tredici opere ad una fiera antiquaria internazionale, tra cui "La Zingarella" di Cordier e la "Capra Amaltea" di Bernini. Fatto che ha prodotto la reazione indignata addirittura del Comitato Etico dell'ICOM che con un comunicato ha definito questa scelta "una decisione che indigna" spiegando che "mandando le sue opere ad una fiera commerciale, la Galleria Borghese perde la sua onorabilità". Accuse pesanti per i toni e la provenienza, quell'ICOM tanto tirato per la giacchetta quando si è trattato di modificare il regolamento sugli orari dei Musei. Ma non tanto da scalfire la inarrivabile Direttrice che giustifica questa scelta con i termini ed i concetti che stanno stravolgendo la vita dei nostri Musei (crowfunding e necessità di aumentare i visitatori della Galleria). D'altronde questo feeling tra la inarrivabile e gli antiquari non è nuovo: ricordiamo una entusiasta presentazione dell'AAI (l'associazione degli antiquari) al momento della nomina con una intervista nella quale la nostra non si è negata ad una critica radicale alla burocratizzazione delle procedure di esportazione delle nostre opere, procedure anch'esse sotto attacco da un disegno di legge che vorrebbe deregolamentare. Ma non c'è bisogno di nuove normative: ci pensa la inarrivabile, senza alcun parere di quei burocrati dell'Ufficio Esportazione. Inutile ricordare che la Galleria è un Museo che certo non ha bisogno di pubblicità e che ormai è al livello massimo di fruizione. Nulla ferma queste prove muscolari. Tant'è che ormai la Galleria non ha più un giorno di riposo: il lunedì, come altri Musei (segno di iniziative non autonome dei Direttori), viene utilizzato  per le visite di quei rompiscatole delle scolaresche, che hanno pure il brutto vizio di non pagare. A Museo chiuso, con buona pace della manutenzione, e con numeri spropositati (500 ad esempio in un giorno nella Galleria Borghese, figuriamoci se l'inarrivabile non prendeva la palla al balzo). E così assistiamo nel silenzio generale al declino di uno dei più prestigiosi Musei italiani, un declino tutto dovuto alla cosiddetta valorizzazione in salsa franceschiniana ed alla fervida fantasia di un dirigente improvvisato e reclutato tramite la celeberrima selezione internazionale. Non possiamo certo dimenticare le aperture prolungate con i volontari a presidiare la sicurezza di opere e visitatori in pieno allarme antiterrorismo, il continuo disprezzo delle relazioni sindacali e dei lavoratori  e non ci scordiamo che su questa gestione abbiamo scritto direttamente al Ministro, che non ci ha degnato di nessuna risposta. Un ministero assente persino nel rispetto delle regole e del tutto indifferente ai rilievi mossi, non dal cattivone Tomaso Montanari, ma dall'ICOM, un organismo neutrale che definisce i parametri di qualità dei servizi museali. Vuol dire che, come la sentenza di Cuneo insegna, ci dovremo pensare noi.                  
Solidarietà alla ABAP Roma e nessuno tocchi Cederna.  Sempre in tema di silenzi ministeriali non uno straccio di solidarietà è giunta dal Ministero ai suoi lavoratori della Soprintendenza Unica di Roma, oggetto di attacchi vili e strumentali solo per avere fatto il proprio dovere e applicato la legge in relazione al vincolo esistente per lo stadio di Tor di Valle. Ci piace ricordare un articolo del giornale appartenente ad una nota famiglia di costruttori immobiliari, il Messaggero, a firma del signor Virman Cusenza, che si permette addirittura un neologismo brutto quanto l'articolo: il "cedernismo", rappresentando  in tale concetto "una lunga stagione all'insegna della concezione immobile e pietrificata della storia di Roma - e un impasto di conservatorismo ideologico, di decrescita infelice e di anticapitalismo mascherato da ecologismo" di cui Cederna sarebbe stato il "dominus".  Che dire: di fronte ad uno che fa certe affermazioni e che si permette di dire che le Soprintendenze imperano pur non essendo "elettive" (adesso facciamo un'altra bella riforma e facciamo eleggere i Soprintendenti direttamente dal popolo così il nostro eroe del Messaggero si sentirà soddisfatto), basterebbe una scrollata di spalle se non fosse che questo è l'ennesimo attacco spregevole al sistema della tutela del patrimonio che si accompagna alle numerose prese di posizione contro il vincolo che hanno fatto quasi tutte le forze politiche, a dimostrazione che quando ci sono interessi concreti di un certo tipo non esiste appartenenza politica. Insomma si lasci in pace Cederna, a cui va la nostra eterna gratitudine, e si lasci in pace la Soprintendenza e la Soprintendente, a cui vanno tutte le nostre più sentite espressioni di solidarietà. Al signor Cusenza suggeriamo un altro neologismo: il "cusenzismo", concetto anch'esso poco estetico, ma molto utile per descrivere palazzinari e speculatori. In tutto questo nessuna reazione dal Ministero, nulla di nulla, d'altronde mica era una assemblea al Colosseo.  
La Dirigente delle Gallerie Estensi ed il Codice Etico.  Sempre spiluccando sulla stampa ci è giunta l'eco di una polemica pretestuosa, messa in piedi da un'altra inarrivabile, la Direttrice delle Gallerie Estensi, la quale per giustificare l'inammissibile chiusura a tempo indeterminato della Sala Lettura dell'ex Biblioteca Estense, si è permessa, con dichiarazioni pubbliche di affermare cose che tirano in ballo il precedente Direttore, ovvero che la sala era priva di collegamento internet e che non si faceva più catalogazione. Costringendo il Direttore di allora e attualmente Direttore della BNF a replicare, con signorilità, dalle pagine di un quotidiano smontando le dichiarazioni dell'ineffabile e dimostrando che si tratta di dichiarazioni non veritiere. Insomma la Direttrice Bagnoli ha pubblicamente affermato cose non vere mettendo in discussione la professionalità dei Dirigenti che l'hanno preceduta ed in questo caso peraltro di un Dirigente la cui serietà e professionalità è nota a tutti fuorché evidentemente alla nostra "manager". In tutto questo ancora nessuna reazione dal MIBACT, eppure non si perde mai il tempo di sventolare codici Etici che disciplinano (si fa per dire) i rapporti con i media. Ma, nel caso dei Direttori manager, evidentemente tale regola non esiste, per cui, come si dice a Roma, possono aprire la bocca e dare fiato. La Direttrice delle Gallerie Estensi avrebbe l'obbligo morale e anche normativo di aprire la Sala Lettura: invece di procedere fa dichiarazioni pubbliche che oggettivamente minano la dignità professionale di suoi colleghi e tutto va ben, madama la marchesa. Nessuna reazione e nessuna ispezione, come nel caso di Palazzo Ducale di Mantova, dove noi abbiamo chiesto una ispezione per verificare quanto denunciato dai lavoratori sulle modalità di allestimento di un cantiere interno. Si sa, al Mibact una ispezione non si nega a nessuno, a meno che a chiederla non sia la CGIL. Così va il mondo e così si avvicina la fine del mandato Franceschini.
Che sicuramente ha ottenuto in termini di immagine molto più di quanto ha dato e quello che ha dato era meglio lo tenesse per sé. Speriamo almeno in un lascito generoso di pale: ci sarà parecchio da spalare sulle macerie del MIBACT.  
Roma, 28 febbraio 2017   

Claudio Meloni
FP CGIL Nazionale MIBACT  

 


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