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Ddl Turco sulla sanità: bene governo clinico, male concorsopoli

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Dichiarazione di Massimo Cozza, segretario nazionale FPCGIL Medici
e di Rossana Dettori, segretaria nazionale FPCGIL

Il Disegno di Legge sulla sanità, presentato dalla Ministra Turco oggi ai sindacati medici e della dirigenza del Ssn, presenta aspetti positivi e negativi.

Finalmente si affronta la questione del Governo Clinico, senza lasciare esclusivamente al Direttore Generale ogni decisione, e con una valorizzazione del Collegio di Direzione, dei Dipartimenti e dei Distretti, ai quali sono attribuite responsabilità di indirizzo e valutazione delle attività clinico-assistenziali e tecnico-sanitarie. Inaccettabile appare però l'esclusione dal Collegio di Direzione della dirigenza dei servizi infermieristici e tecnico sanitari. La giusta centralità del Dipartimento viene inoltre clamorosamente contraddetta dalla scelta di lasciare al Direttore anche la titolarità della struttura complessa, quando i due incarichi sono nei fatti incompatibili.

Gattopardesca è la proposta che, pur migliorando l'attuale situazione di arbitrarietà, lascia in ultima istanza il potere di scelta del primario sempre al Direttore Generale, nominato dalla politica, invece di seguire in modo trasparente il solo criterio del merito documentato. Totalmente assente è invece una nuova regolamentazione per la nomina dei responsabili delle strutture semplici, che pertanto rimane saldamente nelle mani del Direttore Generale. Nei fatti si mantiene una stretta connessione tra politica e scelta dei medici e dei dirigenti nei posti di rilevante responsabilità nella sanità pubblica. E il rischio che la cattiva politica prevalga rimane solo scalfito.

Bene il rilancio del Distretto come struttura cardine del territorio, nell'ambito del quale tutti i medici di medicina generale devono però essere valorizzati ed integrati, e dove il Direttore deve avere trasparenti ed espliciti requisiti di esperienza e di formazione. Nella Unità di Medicina Generale, deve essere ben chiaro il superamento del medico di continuità assistenziale, per arrivare ad una unica figura di medico di medicina generale, senza capi, capetti e capettini. Il principio va affermato dalla legge e non delegato alla prossima convenzione, dove nei fatti continuerebbero a sussistere le guardie mediche, costrette a garantire l'assistenza notturna e festiva, questa volta sotto il coordinamento del medico di famiglia.

Inadeguata la risposta al precariato nella medicina generale, dove va invece introdotta la formazione complementare nell'ambito del prossimo recepimento delle Direttive europee. Assente qualsiasi proposta sul precariato della dirigenza.

Bene le parti relative al rischio clinico, alla responsabilità civile ed alla definizione stragiudiziale delle controversie, con miglioramenti della qualità dell'assistenza a vantaggio dei cittadini, dei medici e dei dirigenti del Ssn.



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