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Bozza decreto di istituzione Unità per l'ordine, la sicurezza pubblica e pubblico soccorso

COMUNICATO

- Bozza decreto di istituzione Unità per l'ordine, la sicurezza pubblica e pubblico soccorso.
- Bozza di decreto di riorganizzazione del servizio di emergenza ambientale 1515.

In data 3 luglio u.s., presso l'Ufficio Relazioni Sindacali, si è tenuto un incontro per la discussione delle bozze di due importanti decreti, fortemente voluti dall'Amministrazione, volti a istituire una "Unità per l'ordine, la sicurezza pubblica e pubblico soccorso" e a riorganizzare il servizio di emergenza ambientale 1515, per i quali si sarebbe dovuto accelerare sui tempi, arrivando ad una rapida emanazione.

Le valutazioni critiche della FP CGIL e di altre organizzazioni sindacali hanno tuttavia indotto l'Amministrazione a sospendere ogni decisione in merito e rimandare a data da destinarsi ulteriori verifiche su entrambi gli argomenti Ordine, sicurezza pubblica e pubblico soccorso.

Questa O.S. ha dovuto innanzitutto segnalare, in sede di incontro, l'esigenza di risolvere le problematiche legate all'impiego del personale del Corpo in occasione di grandi eventi, siano essi di ordine e sicurezza pubblica che di pubblico soccorso, ricordando che l'Unità che l'Amministrazione ha previsto di istituire non deve essere pensata esclusivamente per i servizi di O.P., ma anche e soprattutto ideata per dare una risposta, in tempi brevi, ad eventuali richieste o ad esigenze improvvise e non prevedibili laddove non sono previste le Unità Operative Territoriali (U.O.T).

La scrivente sigla da tempo aveva avanzato forti perplessità sulle modalità di utilizzo e di gestione del personale C.F.S. nei servizi di Ordine Pubblico, almeno per quanto sino ad ora visto. L'assenza di formazione e del conseguente aggiornamento professionale, la carenza di dispositivi di protezione individuali, di mezzi e strumenti idonei, la scarsa preparazione dei funzionari, e quindi l'esposizione del personale a rischi eccessivi dovuti alla superficialità dell'Amministrazione, hanno fatto maturare un giudizio negativo su un servizio così delicato e difficile.

Quale premessa d'obbligo, è stato ricordato che in tema di Ordine Pubblico, è vero che la legge 121/1981 prevede la possibilità che anche il Corpo forestale dello Stato sia chiamato a concorrere nell'espletamento di servizi di ordine e sicurezza pubblica (possibilità richiamata anche dalla legge 36/2004 e dal D.M. 28/04/2006), tuttavia la FP CGIL - ritenendo che questa attività non può e non deve diventare prioritaria per il Corpo - ha evidenziato come quest'ultima debba essere ritenuta eccezionale e fortemente motivata da richiesta diretta ed esclusiva delle autorità preposte e competenti (Ministero dell'Interno), previa specifica formazione e periodico aggiornamento del personale addetto alla prevista Unità.

Insomma, non è necessario e non è utile che il C.F.S. debba per forza eguagliare - in scala ridotta - i reparti mobili della Polizia di Stato o i battaglioni dei Carabinieri, con la reale possibilità che poi sia chiamato ad intervenire sempre e in ogni circostanza (es. partite di calcio, sgomberi, manifestazioni, ecc.), magari perché il Comandante provinciale o regionale di turno si propone autonomamente all'autorità locale di P.S.. Si pensa, al contrario, che il Corpo forestale possa concorrere negli eventi straordinari, limitatamente a quelle che sono le reali possibilità del Corpo, a fronte dei numeri e delle risorse ridotte, e tenendo anche presente la specificità del Corpo.

Vi è poi una questione sostanziale che merita un approfondimento, quella dell'uso del cosiddetto sfollagente.

La vigente normativa che disciplina i criteri per la determinazione dell'armamento individuale e di reparto in dotazione al personale del C.F.S. (D.P.R. 210/1994) non prevede l'utilizzo di tale strumento di offesa, come invece specificamente previsto dal D.P.R. 135/1986 per il personale della Polizia di Stato, laddove agli artt. 11 e 12 si prevede, definendone la composizione, la forma e le dimensioni - quale "armamento in dotazione ordinaria di reparto" - lo sfollagente e gli artifici.

E' chiaro che, allo stato delle cose, il Corpo forestale dello Stato non è autorizzato all'utilizzo di tale strumento. La FP CGIL pretende dall'Amministrazione chiarezza su questo punto e ritiene che il C.F.S. non debba partecipare attivamente all'attività di Ordine Pubblico, sino a quando non sarà consentito al personale impiegato l'uso degli strumenti e dei dispositivi necessari che invece altre forze di polizia hanno in dotazione specifica per tali attività.

Ciò che questa O.S. ritiene inoltre fondamentale, e che ha più volte segnalato, è la reale formazione degli elementi che dovranno costituire la prevista Unità, incluso il personale del ruolo direttivo. Sarebbe, infatti, inappropriato e, anzi, pericoloso se coloro che poi saranno chiamati a gestire e coordinare il personale in situazioni eccezionali non dovessero aver fruito di puntuale attività formativa, così come si crede necessario che periodicamente vi sia un aggiornamento professionale per tutti i componenti dell'Unità, che esuli dalla sei giornate previste dall'A.N.Q.. A tal fine, la proposta della FP CGIL è stata quella di utilizzare, ovviamente, le strutture e le professionalità della Polizia di Stato.

Si è altresì ritenuto importante evidenziare la mancanza di una banca dati, con l'obiettivo di registrare e catalogare tutti i "grandi eventi" in cui il C.F.S. si trova ad operare. Quest'ultimo aspetto non è da sottovalutare poiché, come si è visto, ogni qual volta si deve affrontare una attività emergenziale o di portata straordinaria, l'Amministrazione riparte sempre da zero, non tenendo in debito conto le precedenti esperienze (e in tal senso il servizio al G8 di Genova o alle Olimpiadi invernali di Torino 2006, insegnano). Gestione del personale, alloggiamenti, previsione di turnazioni, mezzi di servizio ed equipaggiamento, sono solo alcuni degli aspetti costanti di una missione. Per questo, l'esistenza di un archivio con la memoria storica delle criticità vissute dal Corpo durante tutti grandi eventi porterebbe, a nostro avviso, un sicuro beneficio a tutta la struttura organizzativa.

La scrivente O.S. ha inoltre segnalato all'Amministrazione l'opportunità che il personale sia scelto tra quello volontario presso ogni regione e che la prevista Unità non sia esclusivamente creata a livello centrale, costringendo a lunghi spostamenti (e quindi alzando i costi) in caso di chiamata. Si è creduto più utile pensare a tre centri di intervento che servissero il nord, il centro e il sud Italia e che raggruppassero il personale di quelle zone geografiche. In ogni caso, si è anche chiesto di prevedere l'emanazione di uno specifico manuale operativo che sia il frutto del lavoro di un tavolo tecnico.

Riorganizzazione del servizio di emergenza ambientale 1515

Bisogna innanzitutto ricordare che la bozza di questo decreto di riorganizzazione del servizio di emergenza ambientale 1515, tuttora sospesa, è stata elaborata dall'Amministrazione a distanza di più di un anno dalla fine dei lavori svolti dal tavolo tecnico nazionale appositamente istituito in materia e riunitosi per ben otto volte dal dicembre 2005 al maggio 2006. Il risultato di quegli incontri si è concretizzato nella determinazione delle linee guida che avrebbero dovuto regolamentare l'attività 1515 (previa l'emanazione di un decreto del Capo del Corpo) rispetto alle quali la sola FP CGIL - tra le diverse OO.SS. partecipanti al tavolo - aveva espresso un giudizio negativo, ovviamente per ragioni non di principio ma pratiche, ritenendo che il Corpo forestale dello Stato dovesse avere ben altra consistenza numerica, ben altra dotazione di mezzi e di finanziamenti, il personale ben altra formazione, per poter svolgere un servizio vero articolato sulle 24 ore.

La FP CGIL in occasione dell'incontro del 3 luglio u.s. ha ribadito all'Amministrazione la propria contrarietà rispetto al testo del possibile decreto, segnalando l'estrema difficoltà nell'applicare concretamente le previste disposizioni su buona parte del territorio nazionale, e ha richiesto di sospenderne l'emanazione per evitare di peggiorare un servizio 1515 già carente, aggiungendo ulteriori oneri e disagi al personale che da tempo è chiamato ad operare in condizioni difficili, e certamente distogliendo personale dalle attività diurne, soprattutto nelle realtà con gravi carenze di organici e di risorse finanziarie.

Questa O.S. ha infatti ricordato che, laddove si è voluto a tutti i costi disporlo, in realtà molto spesso il servizio 1515 si è ridotto ad un servizio di facciata, con scarsi risultati in termini di bilanci e di immagine del Corpo, facendo operare gli addetti in condizioni di scarsa sicurezza.

Peraltro sarebbe interessante cominciare a trarre un bilancio dell'attività 1515 di questi anni posto che non si hanno notizie di interventi significativi, almeno nelle fascia notturna.

Al momento, poi, non vi è chiarezza tra il personale del Corpo forestale dello Stato circa la sconcertante vicenda del numero operativo 1515 del C.F.S. e il nuovo numero di emergenza ambientale 1525 in capo al Comando Carabinieri per la tutela dell'ambiente presso il medesimo Ministero. L'unica certezza è che l'Amministrazione vive nella confusione più totale, pretendendo comunque un servizio generico che ora, probabilmente, dovrà invece essere limitato alla sola attività A.I.B.. In attesa di risposte certe in merito, la FP CGIL ha richiesto e ottenuto che il nuovo 1515 venisse sospeso.

Già in passato questa O.S. aveva ricordato che la questione più sconcertante non era la volontà dell'Amministrazione di dotare il C.F.S. di un servizio di pronto intervento attivo 24 ore su 24, ma la pretesa di dare un seguito concreto ed operativo al servizio in carenza di mezzi e personale.

Forse in Lazio o in Abruzzo la situazione è diversa, ma in tutte le altre regioni la realtà del Corpo Forestale è quella di Comandi stazione la maggior parte con territori molto vasti e 2-3 addetti in organico che, a malapena e con sempre maggiore difficoltà, riescono a rispondere alle diverse incombenze. Pensare di aggiungere un servizio così strutturato e avere la pretesa che sia pure efficace appare leggermente velleitario.

Se poi la traduzione concreta è quella di organizzare una pattuglia per provincia, anzi in qualche caso una pattuglia per 2-3 province, c'è da chiedersi davvero che senso abbia tutto ciò.

A nulla sono servite, in passato, queste considerazioni, e l'Amministrazione non ha mai accettato le nostre proposte e le nostre osservazioni in merito, quali ad esempio un orario alternativo al servizio 1515 notturno (in considerazione delle scarse chiamate di intervento, e a questo proposito la CGIL ha chiesto all'Amministrazione un riepilogo statistico delle chiamate alle centrali operative, diviso per tipologia di intervento e per fascia oraria) e della limitata visibilità del Corpo nella fascia oraria che va da mezzanotte alle sei del mattino), oppure la segnalazione del rischio che, in province grandi quanto intere regioni, una sola pattuglia e senza supporto (perché di più non è possibile prevedere) debba percorrere anche centinaia di chilometri per verificare una eventuale segnalazione, dissolvendo il poco carburante a disposizione, oppure ancora che in tante sedi il Comando Stazione che svolge il servizio di notte rimanga necessariamente chiuso di giorno, ecc.

Tutto questo all'Amministrazione e ad alcuni sindacati non interessa, l'importante è l'ansia di apparire, poco importa se poi a farne le spese sono i lavoratori!

p. L'esecutivo nazionale Fp Cgil Corpo forestale dello Stato
Niviano La Penna - Corrado Bortoli
 
Il Coordinatore Nazionale Fp Cgil Corpo forestale dello Stato
Stefano Citarelli

Roma, 11 luglio 2007



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