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Mibact -Comunicato su obbligo di apertura delle sale di studio degli Archivi di stato e allegato


LA FOLLIA DEGLI ARCHIVI APERTI IL SABATO


A seguito di una nota unitaria, con la quale contestavamo l'indirizzo assunto dalla DG Archivi, che ha inteso, sulla base di una interpretazione normativa riferita alla applicazione dell'art.106,comma 1, del Regio Decreto n.1163 del 1911, obbligare tutti gli Archivi di Stato della penisola ad avere un orario di servizio articolato su sei giorni in modo da consentire l'apertura per tutti i giorni non festivi della Sala Studio per almeno 5 ore, abbiamo ricevuto una corposa nota che fa un excursus giuridico contestando la nostra interpretazione.
Noi, pur continuando a pensare che la normativa seguente consenta una ragionevole deroga a quell'obbligo, vogliamo pubblicamente rivolgere al DG Archivi ed alla silente restante Amministrazione alcuni quesiti:
è un preciso obbligo dell'Amministrazione dotare gli Uffici di risorse umane e strumentali idonee per poter svolgere in maniera adeguata il proprio servizio pubblico? O per caso questo è un obbligo derogabile e comunque Uffici ridotti ai minimi termini devono essere obbligati a garantire un orario di servizio indipendentemente dalle reali condizioni organizzative?
E se proprio dobbiamo citare delle norme come non dimenticare le previsioni di cui al D. Lgs.165/01, nel suo articolato riferito ai principi generali (artt. da 1 a 9) laddove, ad esempio, c'è scritto che le Amministrazioni pubbliche curano l'ottimale distribuzione delle risorse umane, hanno la responsabilità di definire i corretti fabbisogni degli Uffici, devono fare programmazione?
La DG Archivi non può certo ignorare la condizione degli Archivi di Stato: come si fa ad imporre un orario di servizio ampliato a Uffici con meno di 5 persone in organico, senza personale di vigilanza e con il personale tecnico amministrativo ridotto ai minimi termini?
Insomma siamo in presenza della solita tiritera burocratica, dove l'apparenza e l'autotutela astratta la fanno da padrona e spiace rilevare che questo proviene da una Direzione Generale che ben altri segnali dovrebbe inviare alla pubblica opinione ed alla parte politica sulla situazione di degrado e declino organizzativo dei servizi ad essa affidati.
Invece si continua a scaricare sui lavoratori l'inefficienza dell'Amministrazione, la sua incapacità di progettazione di politiche di rilancio per un settore residualizzato e marginalizzato dalle riforme, e a produrre effetti peggiorativi ulteriori sulla qualità dei servizi, considerato che l'apertura su 5 giorni consente certamente maggiore fruizione rispetto a quella su 6 giorni.
Ma noi non ci stiamo: abbiamo chiesto di discutere del tema sul tavolo nazionale, per tutta risposta ci troviamo di fronte ad un atto unilaterale, al fatto compiuto. Valuteremo unitariamente le risposte adeguate a questo atto autoritario.

Claudio Meloni
FP CGIL Nazionale Mibact



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