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Lettera al Capo del DAP Presidente Ettore Ferrara


Prot. n. CM-CS 84/2008
 
Al Capo del DAP
Pres. E. Ferrara

Eg. Presidente,
i gravi episodi che hanno interessato il penitenziario in questo ultimo periodo evidenziano, a nostro parere, un malessere ed un disagio operativo e professionale che trasversalmente sta interessando tutto il personale che a vario titolo svolge il suo mandato istituzionale in un contesto, quello carcerario, che risente ormai da troppo tempo della disattenzione politica ed amministrativa e degli effetti irrimediabilmente negativi che questa comporta all'organizzazione nella sua interezza.

La grave ed endemica carenza di personale che interessa le diverse professionalità, i conseguenti gravosi carichi di lavoro, l'impossibilità di ricongiunsi ai propri affetti attraverso seri e razionali percorsi di mobilità previsti dalla norma contrattuale, l'agire quotidiano pregno di difficoltà molto spesso inespresse, l'incomunicabilità inter ed intra professionale che non favorisce il confronto, la solitudine operativa e la frustrazione professionale spesso acuite da inadeguate capacità gestionali, evidenti sui posti di lavoro, diritti e pari opportunità professionali spesso negati, sono solo alcune delle problematiche che, a nostro parere, possono ricondursi al disagio e al clima di malessere di cui sopra e che più volte abbiamo voluto rappresentare per dare voce a quei tanti lavoratori invisibili di codesta amministrazione.

Riconoscendo però a Lei Sig. Presidente la sensibilità di approccio al contesto, ci risulta alquanto incomprensibile e decontestualizzato dalla richiesta di intervento formulata dalle OO.SS., a seguito dei gravi episodi avvenuti negli istituti penitenziari di Genova Marassi e di Bologna, quanto espresso nella nota n.118910 del 3 aprile u.s. dell'Ufficio delle relazioni sindacali, il cui contenuto pretenderebbe essere la risposta .

Il condizionale è d'obbligo visto che la nota facendo riferimento ai fatti sopra detti, si esplica enunciando come interventi "ad hoc", da parte dell'amministrazione centrale, riferimenti che a nostro parere risultano poco attinenti, per usare un eufemismo, alla problematica in questione.

Si rimanda, infatti, quasi a voler eludere il problema,alla sperimentazione della polizia penitenziaria negli UEPE, all'utilizzo dei dispositivi elettronici di sicurezza (braccialetti elettronici), all'espiazione della pena nella nazione di provenienza dei detenuti stranieri.

Problematiche di degno rispetto, qualcuna anche oggetto di costante confronto sindacale, ma , e crediamo Lei convenga con noi, che non possono affatto costituire la risposta ai gravi episodi avvenuti nè alla conseguente richiesta di attenzione da noi espressa all'amministrazione.

Abbiamo avvertito un certo disagio, non lo nascondiamo, alla lettura attenta della nota perché, purtroppo, ripropone una immagine dell'amministrazione non certo edificante che pensavamo in qualche modo superata .

Dobbiamo credere che l'arroganza, la disattenzione e l'indifferenza siano ancora gli elementi caratterizzanti la politica penitenziaria ?

Vorremmo poter rispondere ai lavoratori che non è così, ma Presidente ci aiuti a farlo.
Le porgiamo distinti saluti

Il Coordinatore Nazionale FP CGIL Polizia penitenziaria
Francesco Quinti

Il Coordinatore Nazionale FP CGIL Settore Penitenziario
Lina Lamonica

Roma, 10 aprile 2008




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