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Commento all'articolo di Brunetta sulla "Repubblica" del 28 agosto


Ho letto su "Repubblica" di ieri, 28 agosto, l'articolo che riporta stralci dell'intervento del Ministro Brunetta intervenuto a Capalbio alla presentazione del libro "L'altra Casta".
Tra le altre cose, il Ministro se la prende anche con gli effetti devastanti (secondo lui) della legge 104 che consisterebbe (sempre secondo il Ministro) in "tre giorni di assenza al mese, senza controlli, per assistere la nonna ammalata". Brunetta non lo dice chiaramente, ma dal tono sarcastico si intuisce che sta pensando che la maggior parte di quei permessi sono invece semplicemente una scusa per non andare a lavorare.
Vorrei dire al Ministro e a tutte quelle italiane e quegli italiani che lo accolgono con ovazioni ovunque vada (così almeno sembra leggendo l'articolo), che la legge 104 è molto di più. Innanzitutto è una legge dello Stato che riguarda tutti i lavoratori non solo quelli appartenenti al comparto pubblico (forse allora il problema è che per i lavoratori del settore privato i diritti non sono esigibili come per i pubblici? Allora forse dovremmo risolvere questo problema, di come migliorare le condizioni dei lavoratori anzichè abbassare la soglia dei diritti).
La legge 104 nasce per garantire l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone con disabilità accertate o che necessitano di interventi assistenziali. In campo lavorativo, prevede determinate tutele per loro o per i familiari che li assistono. I controlli ci sono, contrariamente a quanto dice il ministro, perché la legge interviene su casi di gravità accertata da parte degli organi sanitari competenti.
E' dunque una legge di civiltà, un passo avanti e non un arretramento sulla strada della modernità e della piena attuazione dei principi costituzionali che sono alla base del nostro vivere comune. Se l'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, allora dobbiamo essere orgogliosi di aver prodotto leggi che tutelano i lavoratori sia nel caso siano essi stessi portatori di handicap come nel caso debbano assistere familiari.
Mi sembra chiaro che l'intento del ministro e di questo governo non è quello di riformare la Pubblica Amministrazione per migliorarne l'efficacia e l'efficienza, ma è quello di aprire un varco nel settore dei diritti dei lavoratori utilizzando la condivisibile crociata contro i "fannulloni", che sono una minoranza ma danneggiano tutti - cittadini e lavoratori onesti - colpendo per primi i dipendenti pubblici forte del consenso popolare, per avere poi mano libera con il mondo privato. Se l'obiettivo vero non fosse questo si potrebbero applicare quelle norme che già ci sono nei contratti per sanzionare i furbi senza colpire in modo generalizzato, richiamando anche la dirigenza, a cui spetta il compito di organizzare il lavoro e di verificarlo, alle sue responsabilità.
Ma poiché non sembra questa la strada che Brunetta vuole percorrere, a quando la criminalizzazione dei genitori che usufruiscono della legge sui congedi parentali? Passerà anche questa legge come una agevolazione per gli statali fannulloni dal momento che i datori di lavoro privati spesso non consentono alle mamme e ai papà che lavorano di usufruirne?
Che c'entra questo con la modernizzazione della P.A. e l'efficienza? Perché invece non si affrontano i veri nodi del sistema pubblico che non garantisce servizi di qualità ai cittadini?

Denia Priami
FP CGIL ACI

 
 

 


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